• Redazione

E’ la politica estera, stupid


CASA BIANCA 2016/DA REAGAN A TRUMP, LA STORIA SI RIPETE


R itroviamoci in un giorno qualsiasi del 1980. In America è in corso una campa- gna presidenziale; il candidato repub- blicano è considerato di estrema destra, si chiama Ronald Reagan, cerca di portare via la Casa Bianca a un presidente democratico, da molti accusato di indecisione e debolezza. Si chiama Jimmy Carter. L’intero corpo diplomatico americano in Iran è prigioniero e tenuto in ostag- gio dai rivoluzionari islamici, la tensione con l’Unione Sovietica sta per toccare uno dei verti- ci dell’intera Guerra Fredda e una signora riceve indesiderate carezze da un uomo d’affari seduto accan- to a lei in aereo, che si chiama Do- nald Trump. Tempi lontani? Reagan fu eletto presidente, i diplomatici Usa furono immediatamente libera- ti, cominciò una serie di vertici con il leader sovietico Gorbaciov che portarono alla fine della Guerra Fred- da.

Adesso è in corso una campa- gna elettorale americana. C’è un candidato repubblicano accusato di essere di estrema destra. Alla Casa Bianca siede un presidente, Barack Obama, che molti accusano di debolezza. Risale la tensione con la Russia, erede dell’Unione Sovie- tica. E quella signora si ricorda delle sgradite avances e denuncia, tren- tasei anni dopo, quel corteggiatore alquanto cafone.

suoi ricordi sono ancora precisi, egli “cercò di far scivolare le dita sotto la gonna. Era come un polipo. A un’altra di un quarto di secolo dopo l’imprenditore non più giovane “palpò il sede- re”. Una terza la baciò sulle guance “e quindi puntò direttamente alla bocca”.

Le conseguenze sono giunte rapide e non si fermano. L’America femminista è balzata in pie- di, sferzata da giusta indignazione, ulteriormen- te riscaldata dalla presenza come candidato op- posto a quel Trump di Hillary Clinton, che non solo è una donna ma che si è presentata con uno slogan tenero e orgoglioso: “Io sono la figlia di fattore assai diverso e lontano dai “maschilismi” cafoni e dalle denunce un po’ ritardate. È la poli- tica estera. L’elezione della Clinton è data ormai per scontata anche in Russia, dove provoca re- azioni e addirittura brividi. A ragione o a torto l’ex First Lady e soprattutto la ex segretaria di Stato è considerata un “falco”, in molti scac- chieri mondiali ma soprattutto in quello che oggi già scotta assai: il Medio Oriente. La tensione russo-americana si è accesa già da tempo e tro- va diversi scacchieri su cui estendersi: dalla so- spensione del dialogo per il disarmo nucleare, alle sanzioni economiche sancite per punire Pu- La Storia si ripete. Prima come “tragedia”, poi come “farsa”. Lo diceva Karl Marx e quindi anche l’espressione è andata un po’ giù di moda. Ma certe volte ridi- venta stuzzicante. L’America è nelle fasi conclu- sive di una campagna elettorale, la tensione con la Russia risale impetuosamente, l’allarme che essa suscita contende le prime “pagine” all’esplo- sione della narrativa sulle maldestre prodezze di Donald Trump, teoricamente ancora candidato alle elezioni fra un mese, ma oggi soprattutto bersaglio degli strali di un’America che non sop- porta più certi comportamenti “sessisti”, gli edi- toriali sparano a raffica su un candidato politica- mente moribondo, le cronache raccolgono i det- tagli delle sue malefatte. A quella signora, se i tin delle sue reazioni agli eventi in Ucraina, ad altri “castighi” per leg- gi persecutorie contro gli omoses- suali.

Ma il teatro vero di scontro è appunto il mondo arabo. Principal- mente la Siria. Più acutamente Alep- po, ma in realtà quella guerra è in corso da cinque anni e ha fatto du- ecentomila morti: non tutti nel quar- tiere Est di Aleppo, non tutti bambi- ni. In una guerra civile non sparano solo da una parte, le bombe uccido- no ovunque e chiunque. I Paesi stra- nieri che in qualche modo vi inter- feriscono sono numerosi: non sono la Russia e l’America ma anche, per esempio, la Turchia e, soprattutto nella fase iniziale, la Francia. È un conflitto più assurdo di molti altri ma non unico. Ha delle risonanze nei Paesi vicini, dall’Iraq dove sono gli americani a difendere anche con le armi il debole governo legale da- gli assalti dei jihadisti timbrati Isis o

una mamma e la mamma di una figlia”. L’elettora- to risponde. Hillary ha accumulato nei sondaggi nove punti di vantaggio nel “voto popolare”. Le donne le danno un margine addirittura del 15 per cento. Trump è in testa fra gli uomini, ma solo del 5 per cento. Ancor più chiaramente: se votasse- ro solo i “lui” il candidato repubblicano prevar- rebbe nettamente con 350 voti elettorali contro 188 della democratica. Ma se votassero solo le donne per lei sarebbe un plebiscito: 458 contro 80. Manca un mese, un dibattito, complicati e lugubri pronostici riguardano il Partito repubbli- cano nel suo complesso.

Ma nella campagna elettorale è entrato un al Qaeda, allo Yemen, dove l’aviazione saudita da aerei made in Usa sgancia bombe (pare made in Italy) su postazioni di ribelli sciiti a un regime sunnita. Una situazione che ha fatto precipitare in America le residue simpatie per Vladimir Putin e ha visto i repubblicani cedere il primato di “fal- chi” ai democratici, già un po’ diversi da quelli alla Obama. I russi esagerano, muovono truppe, preparano addirittura razionamenti. Putin si po- trebbe tranquillizzare se devolvesse un po’ di attenzione dagli sguardi puntuti di Hillary ai re- soconti delle signore e signorine vittime delle lussurie trumpiane.

Pasolini.zanelli@gmail.com


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