E se Trump mollasse?



NEW YORK. Per Donald Trump è stata la settimana più difficile dall'inizio della sua campagna elettorale. Una settimana fatta di polemiche e scontri che ora il tycoon sta pagando a caro prezzo. Quello condotto da Fox News è infatti un sondaggio-shock, che vede Hillary Clinton avanti di ben dieci punti. Mai così lontana, lassù.

Qualcuno potrebbe malignare sul- la rilevazione condotta dalla emittente conservatrice, da tempo in pole- mica col candidato repubblicano e vicina all'establishment del partito. Ma anche la Cnn dà Hillary in van- taggio di nove punti. E le dolenti note per Trump arrivano anche da altri sondaggi locali, che vedono la rivale democratica surclassarlo in almeno tre 'stati-chiave' per la vittoria dell'8 novembre: Pennsylvania, New Hampshire e Michigan.

Un crollo che il tycoon forse non si aspettava. Non si aspettava di dilapidare così in fretta il successo dello show di Cleveland, quando per effetto della nomination ottenuta alla convention repubblicana i numeri erano decisamente dalla sua parte. Ma gli attacchi al padre del soldato musulmano morto in Iraq e il nuovo duro scontro con l'establishment del partito sembrano aver lasciato il segno. Di certo lo hanno lasciato nel già straziato Grand Old Party, col Washington Post che più che di caos parla di vero e proprio "panico". Il messaggio di unità lanciato nelle ultime ore dal tycoon sembra più un atto dovuto. Lui va avanti per la sua strada.

Ma il bersaglio di Trump nelle ul- time ore è tornato ad essere Hillary Clinton, già definita "il diavolo" nei giorni scorsi. Ora addirittura descritta come "la fondatrice dell'Isis", una a cui militanti del califfo al Baghdadi dovrebbero dare un premio. Perchè lei - attacca - con la sua politica estera quando era segretario di Stato ha gettato le basi per l'attuale realtà fatta di caos in Medio Oriente e di terrorismo.

Intanto il tycoon - dopo le ironie sull'endorsement di attori e personaggi televisivi minori - per una volta incassa l'appoggio di una delle più note star di Hollywood, Clint Eastwood. Che l'attore-regista, 86 anni, sia un uomo di destra non è un segreto. Nel 2012 sostenne Mitt Romney.

''Basta col politicamente corretto. Trump è la scelta migliore per l'America perchè dice ciò che pensa in un Paese di leccaculo". La sua franchezza è "rinfrescante". Parola di Clint. "Segretamente tutti sono stanchi della correttezza politica", oggi abbiano la generazione dei leccaculo", dice ancora il regista. "Camminano tutti sulle uova. Vediamo persone accusare altre persone di essere razziste per qualsiasi cosa dicano".

Dietro il polverone che nelle ultime settimane sta offuscando la campagna elettorale di Donald Trump, nelle ultime ore sembrerebbe però emergere una strada a cui nessuno, finora, osava pensare: la possibilità di un ritiro del miliardario prima del giorno delle elezioni. Secondo il diretto interessato la sua campagna non è mai stata così unita, il suo entourage nega, ma sulla stampa Usa si moltiplicano gli scenari su un voto di novembre senza Trump, pur tra mille avvertenze che si tratta di una eventualità assai remota. Secondo il network tv Abc, che cita fonti nelle alte sfere del Grand Old Party, alcuni dirigenti repubblicani avrebbe preso in esame il percorso da seguire in caso di ritiro di Trump, mentre i gran- di giornali, come il Washington Post, rilanciano l'ipotesi, e il New York Ti- mes la affida ai calcoli di book- makers. Fantascienza? No, ma solo per un motivo. Sin dall'inizio Trump ci ha abituati all'imprevedibile.

Secondo Abc il Grand Old Party starebbe valutando tutti gli scenari,

tra cui un ritiro del miliardario. Fino ad oggi nessun candidato si è ritirato dalla corsa alla presidenza, ma ci sono regole che indicano come comportarsi nel caso. Per il partito repubblicano è previsto un percorso in caso di morte del candidato o di suo spontaneo ritiro. In questa eventualità i 168 membri del Republican National Committee si dovrebbero riunire e votare un sostituto, non necessaria- mente scelto tra i candidati alle primarie. Il regolamento contempla an- che la possibilità di riconvocare la convention per la nomination del candidato, ma esclude che questa possa decidere di allontanare un candidato non più gradito.

Le ipotesi che circolano segnala- no il caos in cui si trova il partito repubblicano, dopo i disastri combina- ti da Trump negli ultimi giorni: ha insultato la famiglia di un militare musulmano morto da eroe in guerra in Iraq, ha cacciato una mamma e un bambino (che stava piangendo) da un suo comizio, ha deciso di non appoggiare la rielezione del presidente della Camera Paul Ryan e del senatore John McCain e ha liquidato le vittime di molestie sessuali sul posto di lavoro consigliando loro di "cambia- re carriera". Infine, sfuggito da giovane alla leva militare, ha detto di aver ricevuto in regalo da un sostenitore un'onorificenza riservata a chi è ferito o morto in guerra, il Purple Heart, e ha commentato che ha gradito averla avuta in modo così "facile".

Ma con quali motivazioni Trump potrebbe dare l'addio al tentativo di scalata della Casa Bianca? Il Washington Post cerca di elencarle. La più forte è quella del timore di una sconfitta contro Hillary Clinton, la candidata del partito democratico in testa in tutti i sondaggi. Il miliardario infatti potrebbe scegliere di mandare al massacro un altro candidato repubblicano, conservando, pur con un trucco, la sua immagine di vincente.


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