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Eliseo, parte la volata finale



PARIGI.La sfida finale per l’Eliseo è già cominciata, un testa a testa fra due personalità, due storie e due programmi che più diversi non potrebbero essere: Emmanuel Macron, l’uomo che ha inventato il suo movimento rottamando i partiti tradizionali in pochi mesi, contro Marine Le Pen, la donna che incarna i valori dell’estrema destra e quelli del partito-famiglia fondato dal padre. Ad oggi, stando ai sondaggi che al primo turno non hanno sbagliato niente, vincerebbe il primo con il 60% dei voti contro il 40%.

Le Pen, che deve recuperare, è partita subito a testa bassa: “Mi sospendo dalla presidenza del Front National - ha annunciato ieri sera al tg di France 2 - da ora in poi sono soltanto la candidata alle presidenziali. Questo mi consentirà di essere al di sopra delle considerazioni di parte”.

Contro quello che lei vede come l’uomo “della mondializzazione selvaggia”, “madame Frexit” è convinta che “si possa vincere, anzi - proclama - vinceremo. Ci sono solo 10 punticini... si può fare”.

Da domenica sera subito dopo l’annuncio dei risultati - quelli veri e totali mettono in evidenza un distacco più ampio per Macron, con il 24,01% contro il 21.30% di Le Pen - è cominciata l’offerta dei voti di chi ha perso ma vuole “sbarrare la strada” al Front National.

E’ il Fronte Repubblicano, la creatura tutta francese che rinasce quando c’è da difendere la Francia da un “rischio”, come l’ha chiamato ieri il presidente Francois Hollande, che si è unito al coro dei sostegni a Macron. E se 15 anni fa il Fronte si impose e schiacciò al ballottaggio il “patriarca” Jean-Marie (Chirac 82,21%, Le Pen 17,79%), tutti sanno che stavolta sarà molto più dura.

Ancora galvanizzata dal risultato - che peraltro non tutti nel partito considerano all’altezza delle

attese dei mesi scorsi - la presidente del Fn si è subito scagliata contro l’alleanza che può travolgerla, “il vecchio fronte repubblicano, completamente marcio, che nessuno vuole più, che i francesi hanno scalzato con rara violenza, e che ora cerca di coalizzarsi con Macron. Tanto meglio!”, ha tuonato.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stata la dichiarazione ufficiale dall’Eliseo di Hollande, in favore del suo ex ministro dell’Economia: “La presenza dell’estrema destra fa di nuovo correre un rischio al Paese. La sua lunga storia, i suoi metodi, i legami con gruppi estremisti ovunque in Europa, ma soprattutto le conseguenze che avrebbe l’applicazione del suo programma sulla vita del nostro Paese”. Per questo, ha detto Hollande, “è impossibile tacere, non ci si può rifugiare nell’indifferenza, si impone la mobilitazione e la chiarezza, voterò Emmanuel Macron”. Florian Philippot, uno dei dirigenti del Front, ha “ringraziato” il presidente. Per aver “chiarito” quello che il Front sostiene dall’inizio della campagna: che Macron è una “creatura” di Hollande.

I primi a non credere nel Fronte repubblicano sono però quelli della gauche, che ne erano l’architrave: dai sondaggi è “La France Insoumise”, i radicali di sinistra di Jean-Luc Melenchon, che ha incassato malissimo la sconfitta, ad annunciare meno riporti di voti in favore di Macron, anche perché il leader - a differenza del socialista Benoit Hamon, che ha meno di un terzo dei suoi voti - non ha invitato i suoi al fronte anti-Le Pen.

Deciso è stato invece l’invito di Francois Fillon, che domenica sera per primo ha esortato a votare Macron. E che ieri - dopo mesi di una strenua battaglia per la sopravvivenza fra i mille scandali che lo hanno travolto - ha annunciato che i Républicains dovranno fare a meno di lui per le politiche di giugno, e forse anche dopo: “Non ho

più la legittimità”, ha ammesso. Salutando tutti e annunciando di voler pensare alla vita “in un altro modo” e di voler curare “le ferite della sua famiglia” dopo gli scandali che l’hanno travolta.

La destra e la sinistra, il giorno dopo lo storico rovescio, hanno una sola possibilità di non

affondare definitivamente: puntare fin da subito tutto sulle politiche di giugno, quando si rinnoverà il Parlamento ed entrambe potranno far valere - nelle sfide triangolari e quadrangolari - il miglior radicamento sul territorio rispetto alle forze vincenti alle presidenziali.


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