Emilia, il rosso fuori moda



FRA MODENA E REGGIO TRAMONTA IL MITO DELL’EX PCI. BOOM DI M5S E LEGA

BOLOGNA. Addio, piccola Pietroburgo. A Cavriago per la prima volta dal dopoguerra il partito più votato non è erede della tradizione socialista-comunista: il Pd si ferma al 30,5%, un punto sotto il Movimento 5 Stelle e con la Lega salita dal 2 al 13%. Per questo piccolo paese alle porte di Reggio Emilia è una rivoluzione. Figlia - come spesso accade - di una mescolanza di grandi temi e quotidiana amministrazione, prosa e ideali, crisi globali e critiche al sindaco. Chissà come avrebbe analizzato questo dato quello che è finito per essere uno dei simboli della città: Vladimir Lenin il cui busto campeggia - almeno per ora - al centro della piazza a lui intitolata. Due storie - quella di Lenin e Cavriago - che si intrecciano da quasi un secolo. Da quando cioè il consiglio comunale, nel ’19, decise un contributo di 500 lire alla rivoluzione bolscevica. Una notizia che lo stesso leader citò tempo dopo in un discorso pubblico e che nel 1970 portò al dono del famoso busto da parte dell’ambasciata dell’Urss in Italia. “Nel Paese dove è nata Orietta Berti, c’è piazza Lenin. Ed in mezzo un busto di Lenin”, canta il gruppo reggiano Offlaga Disco Pax che nel 2005 ha rilanciato il mito della città. L’anno successivo alle politiche del 2006, qui l’Unione di Prodi prese il 73,4%, con la lista dell’Ulivo - antesignana del Pd - quasi al 55%. Ma anche alle scorse politiche, il consenso del centrosinistra di Bersani sfiorava il 50%. Ieri Orietta Berti, un passato anche da frequentatrice delle case del Popolo, ha dato il suo endorsement al Movimento 5 Stelle (non senza polemiche); Cinque stelle che sono stati premiati nonostante il consigliere regionale espulso per il caso dei rimborsi - Gian Luca Sassi - sia proprio di Cavriago. “Era una cosa non pensabile in questi termini” racconta Jukka Reverberi, leader della rockband Giardini di Mirò, altro cavriaghese e osservatore attento delle cose politiche, “altro che provincia rossa se continua così il prossimo anno alle amministrative avremo una provincia arlecchino. Anche il capoluogo rischia”. Per Reverberi, tra le cause di questo disamore, sicuramente il poco appeal dell’attuale primo cittadino Pd, il fatto che per Leu (qui al 7%) fosse candidato al collegio proprio un cavriaghese, Mirko Tutino, tra l’altro ex segretario Pd della città; e, sicuramente la debolezza della classe dirigente “e forse candidature come quelle di Casini e Lorenzin hanno pesato più qui che dove erano effettivamente candidati. E’ uno schiaffo all’identità”. Per Max Collini che quella Piccola Pietroburgo la scrisse, “la riscriverei? Sì, quando ho scritto quella canzone e altre, quell’Emilia non esisteva già più. Certo, ora i cambiamenti si fanno sempre più rapidi... Ma possiamo dire che la sinistra del ‘900 è definitivamente accantonata”


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