Emma riabbraccia la madre



LA BIMBA RAPITA CINQUE ANNI FA DAL PADRE SIRIANO E PORTATA AD ALEPPO

VARESE. Finalmente la gioia. Una gioia inspiegabile a parole, che trapela come un fiume in piena dalle lacrime di una madre che per sei lunghi anni non ha mai smesso di lottare per riportare la sua bambina, rapita dall’ex compagno e portata in Siria, a casa. Nel tardo pomeriggio di ieri Emma Houda, la bimba portata via dalle braccia della madre Alice Rossini nel 2011 dal padre, il siriano Mohamed Kharat ieri in carcere da quando un mese fa circa era stato estradato in Italia dalle autorità turche, è atterrata all’aeroporto internazionale di Malpensa (Varese). “È finito un incubo, finalmente amore mio”. Sono queste le prime parole pronunciate da Alice Rossini, tra le lacrime, mentre sua figlia Emma varcava l’accesso dell’aeroporto di Malpensa, dopo sei anni dall’ultimo abbraccio. “Ha pianto e l’ha abbracciata. La bimba inizialmente non l’ha riconosciuta, ma poi sono iniziati gli abbracci e piano piano la piccola si è lasciata andare”. Con queste parole l’avvocato diAlice Rossini, Luca Zita, ha commentato il momento in cui mamma e figlia si sono riabbracciate, in una saletta riservata dello scalo internazionale. Assieme alla bambina è arrivata anche la nonna paterna, madre di Mohamed Kharat.All’incontro tra Emma e sua madre ha preso parte anche un interprete, perché la piccola ormai parla solo arabo. Secondo quanto ricostruito dalla Polizia di Stato, la piccola Emma è stata consegnata nelle mani degli uomini del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia della Direzione centrale della Polizia criminale dai familiari di Kharat, al confine turco-siriano, ed è stata immediatamente imbarcata su un volo che da Istanbul l’ha riportata direttamenteinItalia,tralebracciadellasuamamma.

Visibilmente, e ovviamente, cresciuta rispetto alle istantanee che mammaAlice aveva diffuso in questi anni per lanciare continui appelli affinché le autorità italiane la rintracciassero, Emma ieri (sul profilo Facebook della Polizia di Stato) è stata immortalata di schiena, una lunga treccia di capelli castani e lunghi, le braccia spalancate mentre è sulle spalle di un poliziotto. Assieme alla fotografia la Polizia ha reso pubblica la dinamica della sua liberazione, tramite un post sempre pubblicato su Facebook: “Giovedì gli uomini del servizio per la cooperazione internazionale di polizia della Direzione centrale della Polizia criminale, dopo un lungo lavoro con le autorità turche, quelle siriane e grazie all’impegno dell’Ambasciata italiana adAnkara, hanno preso in consegna la piccola, dalle mani dei parenti del padre, al confine turco-siriano”. Lui nel 2011, a dicembre, aveva preso in custodia la bambina per passare con lei qualche ora dopo la separazione da sua madre, che lo aveva lasciato a causa della sua gelosia e della sua aggressività. “Emma piangeva quel giorno, e io la vidi andare via con il cuore stretto. Fu l’inizio dell’incubo”, aveva dichiarato Alice Rossini in una delle sue ultime interviste. Dalla Brianza dove aveva vissuto con la ex compagna ed Emma, Kharat si era imbarcato per la Grecia grazie alla complicità di un’amica che si spacciò per sua madre, e poi aveva fatto perdere le proprie tracce in Siria. Da allora Alice Rossini aveva provato in tutti i modi a persuaderlo di restituirgli la figlia, portata all’estero per vendetta, per “portarti via quanto a te più caro”, come gli disse lui stesso al telefono, ma non ci riuscì mai. Tra voli andata e ritorno dalla Turchia assieme a una trasmissione televisiva, e rientrata con un nulla di fatto,Alice non ha mai mollato. Fin quando, finalmente, grazie ad un mandato di cattura internazionale spiccato dal Tribunale di Milano dove il siriano è stato condannato in Appello per sottrazione di minore, Kharat è stato arrestato ad Istanbul dall’Interpol. Un mese fa è stato poi estradato dalle autorità turche. Ieri, quando Emma è scesa dall’aereo, sua mammaAlice la ha aspettata in una saletta riservata dell’aeroporto. Poi l’ha abbracciata, ha pianto. Le ha fatto dei regali e mostrato tutte le fotografie di quando era piccola, per aiutarla a ricordare. Il tutto grazie alla presenza di un mediatore culturale. Emma, a quanto dichiarato dal suo stesso padre, era stata portata via allo scopo di educarla secondo la lingua e la tradizione siriana, in modo che si dimenticasse per sempre di sua madre. La mamma però non ha dimenticato sua figlia e, finalmente, ieri la sua tenacia è stata premiata.


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