Eni/Semestre in crescita, ma la Borsa è fredda



Utile a 2,2 miliardi, la produzione sale a 1,86 milioni di barili

ROMA. Conti in forte crescita ma reazione della Borsa piuttosto fredda per il primo semestre dell'Eni, il cui titolo termina la seduta in calo dello 0,67% a 16,2 euro. A Piazza Affari il gruppo petrolifero, che registra una forte perfomance della divisione esplorazione e produzione grazie all'aumento del prezzo del petrolio, sconta probabilmente un utile netto adjusted del secondo trimestre inferiore alle attese e una certa debolezza nella chimica e nella raffinazione. Il primo semestre 2018 si chiude con un utile netto pari a 2,2 miliardi di euro (+124%) e un risultato adjusted di 1,7 miliardi (+45%). I risultati sono in forte crescita anche nel secondo trimestre, con l'utile netto a 1,2 miliardi e quello adjusted a 767 milioni di euro (+66%): ed è proprio quest'ultimo dato a «scontentare» i mercati, che secondo il consensus raccolto dall'agenzia Bloomberg puntavano a un risultato molto superiore e pari a 989 milioni. Nel trimestre, in ogni caso, l'utile operativo ‘adjusted’ consolidato ha toccato quota 2.564 milioni, ed è quindi più che raddoppiato: il risultato è tutto sulle spalle della divisione esplorazione e produzione, che ha conseguito un utile operativo adjusted di 2.742 milioni, più che triplicato rispetto allo stesso trimestre del 2017. La "solida performance" è dovuta naturalmente al rafforzamento dello scenario petrolifero (+49% l'incremento del riferimento Brent in dollari), ma anche alla crescita produttiva (che tocca quota 1,86 milioni di barili al giorno). Il settore gas and power ha conseguito l'utile operativo di 108 milioni rispetto alla perdita di 146 milioni del secondo trimestre 2017, mentre le dolenti note arrivano dal settore raffinazione e chimica, che ha registrato un peggioramento della performance operativa (-81%) "a causa dello scenario particolarmente sfavorevole, i cui effetti sono stati parzialmente as- sorbiti da iniziative di ottimizzazione e di efficienza e dal migliore tasso di utilizzo degli impianti". L'amministratore delegato, Claudio Descalzi, è comunque soddisfatto e sottolinea il "forte aumento della redditività" oltre alla discesa del debito al di sotto dei 10 miliardi, livello più basso degli ultimi 11 anni. E' quindi confermata la proposta di acconto sul dividendo di 0,42 euro per azione, ma anche la possibilità di riaprire il buyback a patto, come Descalzi ripete da mesi, che il leverage, cioè il rapporto tra l'indebitamento finanziario netto e il patrimonio finanziario netto, sia inferiore al 20%


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