Erdogan minaccia Atene

TURCHIA/LA PARTITA DI ANKARA PER LE RISORSE ENERGETICHE CONTINUA SENZA SOSTA NEL MAR NERO



di Cristoforo Spinella

ISTANBUL. "Continueremo a dare alla Grecia e all'amministrazione greco-cipriota la risposta che meritano" nel Mediterraneo orientale. Dopo aver riavviato le esplorazioni energetiche nelle acque più contese con Atene, Recep Tayyip Erdogan torna all'attacco. Gli sforzi della diplomazia, che neppure una settimana fa avevano portato a un incontro tra i ministri degli Esteri turco e greco, e alla promessa di prossimi "colloqui esplorativi" a Istanbul, sembrano già un ricordo. Alla vigilia del Consiglio europeo che potrebbe rimettere sul tavolo le sanzioni alla Turchia, congelate due settimane fa, il leader di Ankara va alla carica. Secondo Erdogan, sono Atene e Nicosia a non aver mantenuto "le promesse fatte nelle piattaforme Ue e Nato", aprendo la strada a una nuova escalation.Così, avverte, alla nave da ricerca sismica Oruc Reis - che ha avviato i nuovi sondaggi in cerca di idrocarburi nell'Egeo sudorientale e attende già i primi risultati - potrebbe aggiungersi presto la Yavuz, anch'essa richiamata in porto nelle scorse settimane per manutenzioni utili a lasciare spazio ai negoziati. Il presidente respinge al mittente anche le critiche per la riapertura da parte dei turco-ciprioti della spiaggia di Varosha a Cipro nord, abbandonata dalla fuga dei residenti greco-ciprioti e dalla divisione in due parti dell'isola nel 1974. Gesti giudicati provocatori e preoccupanti da Ue e Usa. Di ritorno dalla visita a Nicosia e Atene, anche il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha manifestato "una chiara delusione per la mossa unilaterale" di Ankara. "Ora - ha avvisato -tocca alla Turchia ripristinare la fiducia perduta". La partita di Ankara per le risorse energetiche continua senza sosta anche nel mar Nero, dove Erdogan ha annunciato il ritrovamento di nuove riserve di gas naturale, dopo il maxi-giacimento Tuna- 1 da 320 miliardi di metri cubi scovato in estate, il più grande della storia turca. L'entità della nuova scoperta verrà svelata sabato, direttamente a bordo della nave da perforazione Fatih, in quello che si annuncia come un nuovo show a uso interno. Tra i fronti aperti di Ankara resta anche il Caucaso. Se da un lato ha smentito con decisione l'invio di mercenari siriani nel teatro di conflitto del Nagorno Karabakh ("hanno già molto da fare nel loro Paese"), Erdogan ha però ribadito tutto il suo appoggio all'Azerbaigian. Nel mirino c'è il Gruppo di Minsk, guidato da Russia, Usa e Francia, accusato di non aver saputo risolvere il conflitto in quasi trent'anni di mediazioni. "Con- tinueremo a sostenere i nostri fratelli azeri", ha avvertito, chiedendo che l'Armenia si ritiri "immediatamente". L'unica via d'uscita, ha suggerito nelle scorse ore Ankara, potrebbero essere colloqui a quattro con la Russia e le parti belligeranti. Ancora una volta, per Erdogan la via maestra sembra condurre a una spartizione del potere con Vladimir Putin, con cui intanto è tornato a discutere delle crisi in Caucaso, Siria e Libia.

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