• Redazione

Erdogan minaccia l’Europa

CAOS IN SIRIA/“NON CI OSTACOLATE O VI MANDIAMO MILIONI DI PROFUGHI”

di Cristoforo Spinella


ISTANBUL. “Se l’Ue insiste a ostacolare la nostra operazione contro i curdi, definendola un’occupazione, apriremo le porte a 3,6 milioni di rifugiati e li manderemo da voi”. Mentre sull’invasione turca del nord-est della Siria piovono condanne e allarmi da tutto il mondo, e il Consiglio di sicurezza dell’Onu affronta il caso, Recep Tayyip Erdogan torna a sfoderare l’arma del ricatto all’Europa. Il leader di Ankara rilancia l’accusa a Bruxelles di non aver rispettato le “promesse” sui 6 miliardi di euro di aiuti per i profughi e rivendica ora nuovi “finanziamenti internazionali” per la sua zona cuscinetto in Siria, dove vuole trasferire almeno 2 milioni di persone. Parole che hanno scatenato una bufera diplomatica. “Inaccettabili le minacce di Erdogan sui profughi”, hanno avvertito da Roma il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che ha fatto convocare alla Farnesina l’ambasciatore turco a Roma. Una mossa analoga è giunta da Francia e Belgio. Mentre Donald Trump ha lanciato un nuovo monito: “Seguo la situazione da vicino. E se non agirà secondo le regole, la Turchia sarà colpita molto duramente finanziariamente e con delle sanzioni”. A poco più di 24 ore dall’inizio dell’operazione militare ribattezzata ‘Fonte di pace’, il bilancio umanitario è drammatico. Decine di migliaia di sfollati interni - 60 mila fuggiti verso sud, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani - e vittime civili su entrambi i fronti, mentre l’offensiva prosegue a spron battuto sul terreno, tra raid aerei e martellamenti d’artiglieria. Almeno “174 terroristi sono stati uccisi” finora, secondo la Difesa turca. I primi villaggi curdi sono già caduti nelle mani dell’esercito di Erdogan e delle milizie locali sue alleate. L’avanzata prosegue senza sosta. Come confermano fonti sul terreno, le località strategiche di Tal Abyad e Ras al Ayn, poco oltre il confine, sono ormai accerchiate. Il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha ribadito che la Turchia vuole spingersi almeno fino a 30 km nell’entroterra siriano. E nel mirino, ha aggiunto, c’è pure Kobane, dove al momento risultano però ancora presenti i marines americani. Ankara colpisce “solo i terroristi” curdi e dell’Isis, assicura ancora la Difesa, ma dal fronte opposto continuano le denunce di vittime civili: almeno 8, secondo l’ultimo bilancio delle Forze democratiche siriane. I curdi, che rivendicano l’uccisione di 5 soldati nemici, non confermata dalla Turchia, rispondono con razzi e colpi di mortaio sparati verso le località frontaliere, dove per precauzione stamani erano state chiuse le scuole. Ma non è bastato ad evitare altre morti di civili. Quelle accertate sono almeno sei in tre diverse località turche - Akcakale, Ceylanpinar e Nusaybin - e tra le vittime c’è anche un piccolo rifugiato siriano di appena 9 mesi. Almeno 70 sono poi i feriti negli ospedali della zona. Nel frattempo cresce anche l’allarme Isis. Con i combattenti curdi richiamati al fronte dalla mobilitazione generale, la custodia delle carceri dove sono detenuti migliaia di jihadisti si è allentata. E mercoledì notte, hanno denunciato i curdi, un bombardamento degli F-16 di Erdogan ha colpito il carcere di Chirkin, nella zona di Qamishli, vicino al confine iracheno, dietro le cui sbarre ci sono miliziani di “oltre 60 Paesi”. Per i curdi è stato “un chiaro tentativo” di farli scappare. All’orizzonte, avvertono, c’è “una catastrofe che il mondo potrebbe non essere in grado di gestire in futuro”. I timori che i reduci del sedicente Stato islamico rialzino la testa sono forti anche tra le cancellerie occidentali, come dimostra la decisione Usa di trasferire in una prigione irachen

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