Esplosione «bomba» in un palazzo

MILANO/L’ONDA D’URTO SCAGLIA A METRI DI DISTANZA FINESTRE E PORTONE, SEI I FERITI




di Salvatore Garzillo

MILANO. Il boato poco dopo le 7 sveglia mezza Milano. L'onda d'urto scaglia a metri di distanza il portone e le finestre del palazzo al civico 20 di piazzale Libia, zona semicentrale della città. Abbatte i motorini in sosta, sposta le auto che stanno transitando. "Sembrava una bomba", racconta ancora sotto choc una donna che vive nel condominio di fronte e a vedere gli effetti non è difficile crederle. Il piano terra è completamente distrutto, i due piani superiori pesantemente danneggiati. Il piazzale è pieno di mezzi di soccorso, camionette dei vigili del fuoco, ambulanze che medicano i pochi feriti, 5 persone che hanno contusioni ed escoriazioni. Il più grave è un ucraino di 30 anni, Adam Serdiuchenko, che ha riportato ustioni di vari gradi alle gambe e alle braccia ed è stato ricoverato all'ospedale Niguarda. L'uomo, chef de rang in un importante bistrot milanese legato ad una famosa casa di moda, era l'unico occupante dell'appartamento da cui sarebbe partita l'esplosione, le cui cause sono ancora da accertare. Alle 9 il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano esce dal palazzo dopo i primi rilievi e dà ai cronisti un'indicazione chiara: "Le prime valutazioni dei vigili del fuoco parlerebbero di un'ipotesi di fuga di gas in un appartamento privato, c'è una cucina a gas. Da lì potrebbe esserci stata la fuoriuscita ma è ancora tutto da verificare". Bisogna ora stabilire la causa della fuga, volontaria o casuale, che ha costretto ad evacuare tutti gli abitanti dello stabile. Molti hanno trovato dove dormire da famigliari o amici, mentre per otto famiglie il Comune ha trovato sistemazione in albergo. Cosa sia successo se lo chiede anche Aly Harhash, l'egiziano di 61 anni che per primo è intervenuto portando fuori l'ucraino e che conosce bene quello stabile. "Faccio lavori di manutenzione in tutta la zona, di questo palazzo mi sono occupato tante volte, non aveva problemi agli impianti. Davvero non capisco come sia successo". Harhash, che respinge con decisione la definizione di eroe, ha anche il merito di aver attivato per primo l'idrante in strada (aiutato da un'altra persona) e soprattutto di aver abbassato la leva dell'interruttore del gas, evitando in questo modo il rischio di un'esplosione ancor più devastante. "Non sono un eroe, per l'amor di Dio. Eroe è quell'uomo che mi ha aiutato a spegnere all'inizio le fiamme - racconta Harhash, che in Egitto era docente universitario - Invece c'era un sacco di gente che invece era ferma a fare filmati". È probabile che Harhash si riferisca a Claudio Di Francesco, un pompiere libero dal servizio che vive a poca distanza e che appena ha sentito l'esplosione è corso a vedere. "C'era fumo nero, fiamme e grida e ho aiutato i condomini a portare fuori questo signore che era tutto bruciato", racconta quando ormai la situazione è tornata alla calma, spiegando anche della sua collega non ancora in servizio che si è fermata e ha fatto uscire tutti gli abitanti "dalla scala di sinistra". "L'esplosione mi ha tirato giù dal letto - ricorda un ragazzo che vive al secondo piano che dovrà dormire in albergo - I vetri erano distrutti, l'ascensore è precipitato con un rumore pazzesco. Ho preso le scale e ho scavalcato le macerie all'ingresso. Ho visto il ferito coperto di ustioni, urlava come un disperato, una scena terribile". C'è chi, invece, è rimasto colpito da altro. "Dopo il boato sono uscito in balcone - conclude il condomino di un palazzo adiacente - Mi hanno impressionato quei pochi secondi di silenzio prima dell'inizio delle sirene".

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