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Esplosione in una centrale nucleare



PARIGI. Fiamme a Flamanville: dopo l'avvertimento lanciato dagli esperti francesi sulle condizioni ritenute "preoccupanti" del parco nucleare francese, la centrale nel nord-ovest del Paese, tra Normandia e Bretagna, è stata segnata ieri mattina da una violenta esplosione, con diversi feriti lievi tra gli addetti dell'impianto.

L'incidente si è verificato nella sala macchine della centrale numero uno, lontano dal reattore, dove la paura è stata inversamente proporzionale ai rischi radioattivi, ritenuti inesistenti, anche se è stato ritenuto opportuno interrompere la produzione atomica. Subito è scattata l'operazione dei pompieri che, in- torno alle dodici, hanno domato le fiamme.

"Nessun rischio nucleare, l'incidente è chiuso", ha poi annunciato il prefetto di zona, Jacques Witkowski, precisando che i cinque addetti "leggermente intossicati" sono "indenni" mentre "un'indagine tecnica" è stata aperta per determinare le cause dell'incidente. Intervistato anche Alessandro Dodaro, esperto di sicurezza nucleare dell'Enea, spiega che non si tratta di un incidente

atomico ma di un incendio nella sala macchine dovuto al surriscaldamento delle guaine che rivestono le parti elettriche e che ha causato l'emissione di gas tossici.

"L'incendio - ha precisato - è avvenuto nel sito della centrale, ma al di fuori dell'isola nucleare e con nessuna possibilità di estensione al reattore". A novembre, Pierre-Franck Chevet, presidente del- l'Authority di Parigi sulla sicurezza nucleare (Asn), lanciò l'allarme sulle condizioni di sicurezza delle centrali transalpine, insistendo sul'esigenza di "ripensare" l'intera "catena di controllo" per rendere l'atomo più sicuro. Per lui, oggi c'è scarsa consapevolezza del rischio atomico.

"Bisogna immaginare che un incidente di tipo Fukushima può verificarsi in Europa", disse il numero uno dell'Ans intervistato da Libération.

L'età di alcuni impianti francesi preoccupa anche i Paesi vicini. In particolare, il cantone svizzero di Ginevra ha presentato un ricorso contro il sito di Bugey (35 km a Est di Lione) e i Verdi tedeschi chiedono la chiusura di Catte- nom (Mosella). Ad infiammare gli spiriti ha contribuito l'annuncio del ministro dell'Ambiente, Segolene Royal, su un allungamento della durata di vita delle centrali di 40-50 anni.

"I Paesi frontalieri sono sempre più preoccupati. Nonostante gli incidenti di Cernobyl e Fukushima, la Francia si osti- na" a sfruttare le sue vecchie infrastrut- ture nucleari, deplorava Michele Rivasi, fondatrice del Crirad, la commissione indipendente di ricerca e informazione sulla radioattività, intervistata a fine anno da France Info.

Timori anche da parte di diverse associazioni transalpine. Inoltre, la scoperta di un eccesso di carbonio (0,4% anzi- ché 0,2%) nell'acciaio della vasca dell'Epr, il reattore di ultima generazione in costruzione sempre a Flamanville, fece scattare nel 2016 indagini a tappeto in tutte le centrali di Francia. Risultato: "Diciotto reattori in dodici siti" - di cui 6 vicini all'Italia, a Tricastin, Cruas e Bugey - vennero fermati temporaneamente nel quadro un piano "di sicurezza a tute- la della cittadinanza".

Obiettivo? "Controllare che l'eccesso di carbonio scoperto nell'acciaio non alteri la capacità di resistenza meccanica dei generatori di vapore" con i rischi che questo può comportare. Ai primi di dicembre, superati i test, l'Asn autorizzò la riaccensione di 8 impianti. E a tre mesi dalle presidenziali, i verdi tornano a invocare energie alternative, mentre Gre- enpeace denuncia "il terzo incendio" in dieci giorni su un sito nucleare.


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