EssilorLuxottica paga in Borsa lo scontro al vertice

Dall’emersionedella‘guerrainternaDelVecchio-francesi“bruciati”3,9miliardi dicapitalizzazione

di Alfonso Neri


MILANO. L'accoglienza della Borsa alla fusione tra Luxottica ed Essilor non è mai stata entusiasta, ma lo scontro al vertice tra Del Vecchio e l'anima francese del gruppo sta peggiorando le cose. Dall'emersione della «guerra» interna, il titolo del gigante delle montature e delle lenti ha ceduto l'8,5% per cento, ritoccando i minimi post-fusione, bruciando 3,9 miliardi di capitalizzazione. Inoltre la richiesta di arbitrato da parte di Delfin non presuppone tempi brevi per la soluzione della sfida, a meno che il maggior azionista non rompa gli indugi per far valere in assemblea il suo«'peso» od ottenga un compromesso che gli consenta comunque di comandare. La scelta della holding di Leonardo Del Vecchio di arbitrato presso la Camera di Commercio Internazionale "per fare accertare le violazioni dell'accordo di integrazione commesse dal vicepresidente Hubert Sagnières" va letta in questo senso. I tempi per un pronunciamento sono lunghi, nell'ordine minimo di mesi, e non è quindi questo il mezzo con il quale trovare una soluzione. Con questa mossa l'imprenditore italiano ha quindi ribadito che è determinatissimo nella partita, alla quale ha consegnato la 'creatura' di una vita di lavoro. E poi ha buttato la palla dalla parte dei francesi che, per il momento, non rispondono. Nei giorni scorsi Sagnières, che ha gli stessi poteri del fondatore di Luxottica, ha inviato una lettera ai trecento principali manager di Essilor nella quale afferma che "nonostante i dinieghi di Delfin appare ormai chiaro che del Vecchio vuole assumere il controllo senza pagare premi agli azionisti". Quella di Sagnières è una frase che il manager francese ripete spesso e che potrebbe venire interpretata quasi come l'invito a lanciare un'Opa. Ma è una strada quasi impraticabile, per dei costi che nemmeno Del Vecchio vuole sostenere e per la legislazione francese molto ostica in materia, oltre che per gli ostacoli politici presenti anche per un imprenditore che a Parigi è di casa e dove ha investito con forza nel settore immobiliare. Tutto è così giocato sul fattore tempo. Del Vecchio, che detiene il 31 per cento dei diritti di voto contro il 4 per cento dei francesi, potrebbe puntare a far cuocere a fuoco lento Sagnières ed a farlo sacrificare dalla sua parte individuandolo, come ha fatto, quale ostacolo ad una soluzione. Ma il mercato, che non gradisce l'assenza di una governance chiara oltre ai ritardi d'integrazione e nelle sinergie, preme per mettere a punto soluzioni più rapide

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