Esultanze da polemica



CALCIO/DAL DITO DI CHINAGLIA A QUELLO DI HIGUAIN: GESTI DI STIZZA E INSOFFERENZA, O SEMPLICI MESSAGGI?

ROMA. Un gesto di stizza, a volte di insofferenza o di semplice maleducazione. O più spesso una ribellione di carattere agli avversari storici. Gonzalo Higuain segna alla sua ex squadra, il Napoli, ed esulta indicando il 'nemico' De Laurentiis, e il gesto può ricordare il dito puntato da Giorgio Chinaglia contro la Curva della Roma, dopo un gol nel derby del '74, l'anno dello scudetto Lazio. La tv ha immortalato spesso scene di ribellione, per un gol fatto o magari una sostituzione subita. Mercoledì sera è toccato a Gonzalo Higuain rispondere a modo suo ai fischi e alle urla che hanno accompagnato ogni suo tocco di palla al San Paolo di Napoli. Niente di eclatante, di clamoroso, di appariscente ma quel dito puntato verso la tribuna è diventato ovviamente oggetto di 'traduzione', di interpretazione. Per i più si tratta di un 'messaggio' al presidente De Laurentiis in tribuna, con il quale i rapporti dopo la cessione estiva sono corsi lungo un binario piuttosto 'elettrico'. Il bomber argentino lo aveva già fatto alla fine del riscaldamento, mentre rientrava negli spogliatoi puntato il dito verso la tribuna, e subito dopo il primo gol ha fatto il bis: nessuna esultanza, per rispetto ai suoi vecchi tifosi, ma di nuovo quell'indice puntato verso la tribuna accompagnato anche da un labiale. Messaggio, avviso, pensiero a voce alta? Non sarà mai dato sapere quel che roteava nella testa del 'Pipita', l'unica cosa certa è che il gesto dell'argentino va ad arricchire la già ricca collezione di segni, atteggiamenti e anche 'vaffa' che hanno accompagnato la storia del calcio. Un nome su tutti: Giorgio Chi- naglia, il centravanti della Lazio che esultò sfidando i tifosi avversari in quelderby romano. Gesti di carattere e ri- bellinoe, d'altra parte, Long John ne riservò altri: era sempre il '74, ma ai Mondiali, quando mandò a quel paese il ct Valcareggi reo di averlo sostituito con Anastasi nella partita contro Haiti. Qualche anno più tardi, un altro Mondiale (Italia '90) e un altro centravanti (Andrea Carnevale) furono protagonisti di un altro siparietto gestuale, mentre è invece entrato ormai nella leggenda il "questo è matto" sussurrato da Baggio a Usa '94 contro Arrigo Sacchi che lo richiamava in panchina. Sono però soprattutto i gol in contesti difficili a solleticare la fantasia decalciatori. Agli annali è passato anche il famoso gesto con cui Francesco Totti l'8 febbraio 2004 zittì lo juventino Tudor che protestava, fulminandolo con un gesto della mano e un labiale inequivocabile: "4 e a casa". Batistuta invece zittì il Camp Nou, nella semifinale di Coppa delle Coppe contro un Barcellona già stellare con Ronaldo in campo. Il suo gol dell'1-1 ammutolì gli 80 mila dello stadio catalano che lo aveva fischiato per un'ora, e l'argentino si prese la rivincita portan- do il dito su bocca e naso e facendo un giro su se stesso per mostrare il 'zitti tutti' allo stadio intero. Sulle orme di Chinaglia, Paolo Di Canio corse sotto la curva Sud per un gol alla Roma, nell'89. Aria di derby anche a Torino, quando nel 2002 lo juventino Maresca festeggia il 2-2 alla sua ex squadra con le corna in testa, come dire 'vi ho incornato'. Nella stracittadina di Milano del 2007 Ronaldo in maglia rossonera ricorda ai suoi ex tifosi come si segna, e si porta le mani alle orecchie come a dire 'fatemi sentire l'esultanza'. Non era un derby ma una sfida Nord Sud quella che mosse la corsa di Carlo Mazzone, tecnico romano del Brescia, sotto la curva dell'Atalanta al termine di una sfida pareggiata: parolacce e urla contro gli ultrà furono la risposta a 90' di insulti verso la sua panchina. Mario Balotelli esultò per un gol in Premier alzando la maglia del City per svelare la scritta "Why always me?", perche' sempre io, contro i media che lo bersagliavano. Infine Eto'o, 2013, al Chelsea: Mourinho gli dà del vecchio, lui entra, segna ed esulta appoggiandosi alla bandierina e la mano sulla sciatica, come un nonnetto ribelle.


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