Facebook inchioda tre piccoli orchi



NAPOLI. I palpeggiamenti e le molestie dei primi due ragazzini era riuscita a fronteggiarli. Ma il 17enne, quello che poi l'ha violentata, è stato più subdolo. È riuscito a farle abbassare la guardia: si è mostrato più affettuoso, pronto a fornire assistenza, a difenderla, prima di trasformarsi nel suo aguzzino. Ieri, a distanza di poco più di quattro mesi da quei tragici fatti, i carabinieri hanno notificato a tre giovani, il più grande dei quali ha appena 17 anni, un provvedimento cautelare per il reato di violenza di gruppo ai danni di una studentessa di 15 anni, stuprata sugli scogli di Marechiaro, a Napoli, una sera dello scorso mese di maggio. A dare un impulso alle indagini è stato il monitoraggio dei social network: secondo quanto si è appreso, tenendo d'occhio le chat i carabinieri sono stati in grado di isolare alcuni sospettati tra coloro che discutevano dell'accaduto su Fb. I dati estrapolati dai profili sono stati poi sottoposti alla giovanissima vittima, che ha indicato agli investigatori gli autori deglabusi. Poco prima delle violenze, è emerso dagli accertamenti, la ragazzina, una studentessa, era in compagnia di un amico che poi l'ha lasciata sola. Al momento sembra che il giovane non sia implicato nei gravi fatti che di lì a poco sarebbero accaduti. Rimasta sola, la studentessa è stata avvicinata da due giovanissimi che iniziano a molestarla per poi spingersi oltre, fino a palpeggiarla. La ragazzina reagisce, riesce a farli allontanare, rimanendo ovviamente turbata. A questo punto si fa vivo un altro ragazzo, di 17 anni, che le si avvicina per offrire assistenza. Ha notato la scena. Ne approfitta. Si dice disposto a proteggerla, ad accudirla e invece abusa di lei. Dopo le violenze la ragazzina riesce a tornare a casa. In lacrime parla dell'accaduto ai genitori che l'accompagnano nell'ospedale San Paolo di Fuorigrotta. Lì è costretta ripetere ai sanitari i particolari delle violenze subìte. I medici la rassicurano, la visitano, effettuano i prelievi previsti per i casi di abusi sessuali e poi informano i carabinieri di Bagnoli. Le indagini iniziano la sera stessa. La notizia di quel brutto episodio avvenuto in uno dei luoghi più caratteristici di Napoli, simbolo di bellezza e luogo d'amore e non di violenza, comincia a diffondersi anche sui social network. I carabinieri, tenendo sotto controllo le chat, riescono ad isolare un gruppetto di giovani che si scambiano pareri su quello che è accaduto. Estrapolano i dati dei profili e li fanno visionare alla giovane vittima che tra quelle foto riconosce i suoi violentatori. A luglio scattano le denunce e gli esami sugli indagati. Dopo essere stati prelevati dalle rispettive abitazioni, i tre giovani - su disposizione del Tribunale per i Minori - sono stati portati dai carabinieri in tre diverse strutture detentive per minorenni. Nei prossimi giorni saranno ascoltati dai magistrati.


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