“Faceva troppe domande”


OMICIDIO REGENI/LE DICHIARAZIONI DEL CAPO DEL SINDACATO DEI VENDITORI AMBULANTI


ROMA. Ruotano intorno al capo del sindacato degli ambulanti egiziani, Mohamed Abdallah, gli ultimi sviluppi del caso Regeni. Lui stesso ha confermato di aver consegnato il ricercatore italiano ai servizi egiziani, perché faceva troppe domande, e la magistratura del Cairo ha informato i colleghi romani. La circostanza era comunque nota, ha ricordato ieri il premier Paolo Gentiloni, che ha parlato di “segnali di cooperazione molto utili dall’Egitto”. Così come ribadito anche da fonti investigative italiane che confermano di aver in mano, tra gli atti ricevuti dal Cairo, anche il video dell’ultimo incontro tra il giovane friulano e il capo degli ambulanti. Il nome di Abdallah come uomo vicino ai servizi era infatti già emerso in agosto quando fonti della sicurezza interna egiziana aveva rivelato che l’uomo aveva “visitato di frequente uno dei quartier generali” dei servizi e denunciato il giovane alla polizia a gennaio. Adesso, però, il controverso capo del sindacato ambulanti, con cui Regeni era in contatto per il suo lavoro di ricerca, ha reso noto pubblicamente di averlo “consegnato agli Interni”, perché “faceva domande strane e stava con gli ambulanti per le strade, interrogandoli su questioni che riguardano la sicurezza nazionale”. Poi ha rivelato di averlo sentito al telefono per l’ultima volta il 22 gennaio (tre giorni prima della scomparsa), registrando la chiamata e inviandola agli Interni. La denuncia diAbdallah era nota da settembre agli inquirenti italiani. Grazie ad una cooperazione che “ultimamente” sembra aver portato i suoi frutti, con “segnali molto utili dall’Egitto”, ha detto Gentiloni ricordando che in questi 11 mesi è stata seguita la “strada della fermezza e della richiesta” di collaborazione. Dal ritrovamento del corpo del ricercatore friulano, il 3 febbraio scorso, e per i mesi successivi, la collaborazione tra Italia ed Egitto era scesa ai minimi termini, fino al richiamo dell’ambasciatore italiano al Cairo (ad oggi ancora “assente”). Ma a settembre c’è stata una svolta: gli inquirenti del Cairo hanno ammesso di aver indagato Giulio, proprio dopo la denuncia di Abdallah, e soprattutto hanno fornito ai colleghi romani la documentazione richiesta, fino all’ultima riunione il 7 dicembre. Incluso il video dell’ultimo incontro tra Regeni e il capo degli ambulanti del Cairo, in cui però - hanno puntualizzato fonti della procura romana - il ricercatore non ha chiesto denaro al suo interlocutore. Al contrario, gli ha prospettato la possibilità di presentare un progetto per un finanziamento di 10 mila sterline a favore delle iniziative degli ambulanti da parte della Fondazione britannica Antipode. Suggerendogli così la possibilità di accedere a fondi nonostante la legge egiziana vieti finanziamenti esteri a organizzazioni sindacali indipendenti.


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