Fi è divisa sul referendum



ROMA. Ipotizzare una rivoluzione di For- za Italia senza che l’ultima parola spetti a Silvio Berlusconi rappresenterebbe una novità assoluta. Ecco perchè, al di là di quello che si racconta sui possibili rias- setti del partito a cui comunque si inizia a pensare seriamente, l’unica certezza è che sarà l’ex premier a decidere quando av- viare la fase 2.0 di Fi.

Racconta chi in questi giorni ha avuto modo di sentire l’ex capo del governo che le condizioni di salute del leader azzurro sono molto migliorate: non ha più dolori e se il decorso procede in questo modo prima della metà di luglio potrebbe la- sciare la struttura ospedaliera.

Ma è proprio il ritorno ad Arcore che

la famiglia (Marina in primis) ed i vertici aziendali insieme al ‘duo’ Gianni Letta e Niccolò Ghedini stanno preparando non la- sciando nulla al caso. L’imperativo è che Berlusconi non venga sommerso di nuovo non solo dalle beghe politiche ma anche da tutto quello che riguarda la galassia delle aziende.

Messo il silenziatore al cosiddetto cerchio magico con la sostituzione della tesoriera Rossi che sarebbe già stata affiancata per la contabilità da Alfonso

Cefariello, uomo fidato della famiglia Berlusconi, sul futuro del partito però regna il caos.

Se è vero che l’assenza del Cavaliere ha fatto emergere ambizioni di molti esponenti dello stato maggiore azzurro, la consapevolezza di tutti è che senza il placet del ‘capo’ non possa esserci nessuna riorganizzazione. Ecco perchè di idee sul tavolo ce ne sono diverse, da quella più immediata di organizzare per una sorta di stati generali del partito per il week end

dell’8-10 luglio sul modello della kermesse di Salvini ad un progetto più lungo che vede l’avvio di una fase congressuale a tappe fino ad arrivare ad una convention nel 2017 in concomitanza con il congresso del Pd.

Il primo gradino è ragionare con Berlusconi di affidare a tre big del partito (Gelmini, Tajani e Carfagna) la gestione di tre macro aree, Nord, Centro e Meridione.

Lavorare poi alla modifica dello statuto di Forza Italia per la creazione di una figura simile a quella di un segretario da nominare poi in una sorta di congresso lasciando ovviamente a Berlusconi la presidenza del partito.

Si tratta di un percorso democratico - è il ragionamento che fa una parte di For- za Italia - che certo lascia perplessi ma sarebbe una valida alternativa alle primarie che non hanno mai convinto Berlusconi.

Quanto ai possibili pretendenti al ruolo di leader è ovvio che il primo nome a cui si pensi è quello di Giovanni Toti, governatore della Liguria, anello di congiunzione con la Lega ma anche ‘uomo’ Mediaset. Toti però non è l’unico su cui sono puntati i riflettori perchè dopo il boom di preferenze alle amministrative anche Mariastella Gelmini potrebbe rivendicare una candidatura per la guida di Fi.

Un percorso che ovviamente deve avere il benestare di Berlusconi che dovrà occuparsi anche di un altro tema non di poco conto: la linea da tenere in vista del referendum. Nel partito infatti non sono tutti sulla linea dura professata da Renato Brunetta.

Anzi, da quello che si racconta, la richiesta dei vertici aziendali è quella di avere un atteggiamento soft sul ‘no’. La contropartita, spiegano in Fi, sarebbe la rassicurazione a modificare l’Italicum.


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