• Redazione

Fillon si appella al popolo



FRANCIA/DISPERATO APPELLO DEL CANDIDATO DEI RÉPUBLICAINS DAVANTI A 1000 PERSONE

AUBERVILLIERS (Francia). Francois Fillon non molla e si appella al popolo. "Non abdicate, non rinunciate mai", ha detto ieri nell'ultimo disperato appello ai circa mille militanti riuniti in un comizio a Aubervilliers, alle porte di Parigi, prima della manifestazione di piazza di oggi davanti alla Torre Eiffel. Mentre gli inquirenti hanno effettuato una perquisizione anche nel suo maniero di campagna nella Sarthe, un comitato politico straordinario dei Républicains è stato convocato per lunedì, con 24 ore di anticipo rispetto al previsto. Obiettivo? "Valutare la situazione" dopo la valanga di defezioni intorno all'ex candidato forte della Destra chiamato a comparire dai giudici il prossimo 15 marzo in vista di una possibile incriminazione. Intervistato dal Figaro, l'ex ministro Bruno Le Maire, uno dei primi a scaricare Fillon dopo la notizia della possibile incriminazione, ha detto che Alain Juppé, l'attuale sindaco di Bordeaux secondo classificato alle primarie dei Républicains di novembre, è il sostituto "naturale" per rimpiazzarlo nella corsa all'Eliseo del 23 aprile e del 7 maggio. Scaricato da circa 200 esponenti del centrodestra, addirittura dal direttore della sua campagna elettorale, Patrick Stefanini, il candidato dei Républicains travolto dal PenelopeGate, non vuole sentire ragioni e rimane aggrappato con le unghie e coi denti alla sua preziosa candidatura all'Eliseo. Anche ieri - nel giorno del suo 63mo compleanno - Fillon si è posto come vittima del 'sistema', dopo l'attacco, violentissimo, dei giorni scorsi contro giudici e media. Nella sala mezza vuota di Aubervilliers (poco più di mille presenti, contro i 2.500 attesi), è stato accolto da un tripudio di tricolori francesi e il coro dei militanti, 'Joyeux anni- versaire', 'Tanti auguri a te'. "Ho passato compleanni migliori...", ha risposto lui, col volto, segnato, dal palco amaro di quello che forse è stato il peggior 4 marzo della sua vita. "Sono arrabbiato ogni volta che sento dire che in Francia tutto è impossibile. Sono arrabbiato contro i cinici, i disfattisti. Sono arrabbiato perché voglio la Francia al primo posto e sono convinto che sia possibile", ha continuato il candidato azzoppato della Destra, in lotta contro quella che definisce una "maledizione francese". Pocoprima, dalla platea, una donna ha gridato "Fillon dimissioni!", subito è stata portata via dal servizio d'ordine, anche se lui non era nemmeno sul palco. Anche ieri Fillon ha illustrato il suo progetto, i suoi valori, e le sue convinzioni, nella speranza di risalire la china, ma sono in tanti a parlare di orchestrina del Titanic. A parte una manciata di fedelissimi in prima fila - Bruno Retailleau, Luc Chatel, Eric Ciotti, Valérie Boyer - l'incontro di Aubervilliers è stato boicottato dalla stragrande maggioranza degli esponenti repubblicani, incluso Nathalie Kossciuszko-Morizet, che ancora venerdì lo sosteneva in un tweet. Piano B con Alain Juppé? Il verdetto arriverà probabilmente domani, in occasione del comitato politico convocato con 24 ore di anticipo, mentre gli sguardi si voltano verso la manifestazione di Parigi. Un appuntamento cruciale per l'avvenire del candidato in guerra contro giudici e media e abbandonato dai suoi che ora si appella alla piazza. Appuntamento alle ore 15, sull'esplanade du Trocadero, proprio di fronte alla Dama di Ferro. I fedelissimi incrociano le dita perché non piova come oggi ed assicurano che è stato atto tutto il necessario per evitare disordini. In tanti, nel partito si sono detti contrari alla manifestazione. La critica più dura, però, è arrivata dal sindaco socialista di Parigi, Anne Hidalgo, furiosa per le critiche "ai magistrati, ai servizi di polizia e ai giornalisti che partecipano da diverse settimane, ognuno al loro livello e nel proprio ruolo, a determinare la verità" sul PenelopeGate. Parigi - conclude - "ha fondato la sua storia alla ricerca permanente della giustizia e della democrazia" e sempre si opporrà a chiunque "rimetta in discussione i suoi contropoteri".


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