Focolai di rabbia in Italia

Protesta nella zona rossa di Mondragone: lanci di sassi e sedie


di Luca Laviola



ROMA. Gli esperti avevano avvisato che sarebbero arrivati ed eccoli, i nuovi focolai della pandemia in Italia. La sfida è isolarli e spegnerli in fretta, ma i cluster vanno aumentando in tutto il Paese, dalla Liguria all’Emilia Romagna alla Campania. La situazione più grave a Mondragone, nel Casertano, dove si rischia lo scontro fisico tra italiani e migranti bulgari: questi ultimi occupano delle palazzine della ex Cirio e contestano la quarantena nella zona rossa istituita dopo la scoperta di 49 casi di Covid; alcuni positivi sarebbero fuggiti. Decine di residenti italiani si sono ammassati a un varco d’accesso e sono volate sedie e pietre dall’una e dall’altra parte, le forze dell’ordine schierate a dividerle. Il presidente della Campania Vincenzo De Luca, attaccato dalle opposizioni di centrodestra, Matteo Salvini in testa, annuncia controlli rigorosi anche con l’impiego dell’esercito e screening della popolazione. Il governatore dopo aver incontrato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese è andato a Mondragone. “Al momento resta l’obbligo di quarantena per tutti quanti vivono nei 5 palazzi ex Cirio”, ha dichiarato De Luca. Altro focolaio alla Bartolini Corriere Espresso di Bologna, ditta che spedisce in tutto il mondo, con 64 positivi, due ricoverati e tampone per circa 370 persone. L’azienda parla di cluster nel magazzino di Roveri “originato da lavoratori di servizi logistici di magazzino gestiti da una società esterna”. Secondo il direttore del Dipartimento di sanità pubblica della Ausl di Bologna, Paolo Pandolfi, “le regole, in magazzino, non venivano rispettate in modo sistematico. Qualche volta le persone non usavano la mascherina e non rispettavano la distanza di sicurezza di un metro”. C’è poi un nuovo focolaio di coronavirus in Liguria, in una Residenza sanitaria assistenziale (Rsa) genovese sono 12 i positivi. I cluster si aggiungono a quelli segnalati nei giorni scorsi sempre nel Bolognese o a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, dove alcuni quartieri sono sono diventati off limits. Le vicende di Mondragone e Bologna, in particolare, influiscono sui dati del giorno sulla pandemia in Italia, per la prima volti elaborati e diffusi dal ministero della Salute dopo quattro mesi in capo alla Protezione civile. Il primo rapporto parla di 296 nuovi casi, in aumento rispetto agli ultimi giorni, a fronte di una crescita dei tamponi, oltre 56 mila. Pesa anche il raddoppio della Lombardia, che passa da 88 a 170 nuovi infetti. I decessi sono 34, anch’essi in aumento rispetto a mercoledì, quando erano stati 30. I guariti giornalieri sono 614, le terapie intensive scendono ancora di 4, portando i pazienti ricoverati in rianimazione a quota 103. Situazione generale che appare sostanzialmente stabile, ma secondo la Fondazione Gimbe la riduzione dei pazienti ricoverati e la frenata nell’aumento dei nuovi casi di Covid-19, “è condizionata dal netto calo dei tamponi diagnostici, quasi 27mila in meno rispetto alla settimana precedente, ovvero il 12,4%”. Per l’organizzazione indipendente presieduta da Nino Cartanellotta una decina di focolai segnalati nell’ultima settimana dimostrano che il virus continua a circolare”. Per arginare i focolai è necessaria un’azione efficace di tracciamento dei positivi e dei loro contatti, per la quale sarebbe preziosa la App Immuni, scaricata però da un numero ancora troppo basso di persone, meno di quattro milioni.

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