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“Frenare l’escalation in Libia”

BRUXELLES/APPELLO CONGIUNTO A DEPORRE LE ARMI DI CONTE, MERKEL E MACRON



di Serenella Mattera

BRUXELLES. Depongano “tutti” le armi, non solo i libici ma anche le altre “parti internazionali”, a partire da Turchia e Russia: torni a parlare la diplomazia. L’appello congiunto sulla Libia è firmato da Giuseppe Conte con Angela Merkel ed Emmanuel Macron.

E’ il frutto di un vertice trilaterale durato mezz’ora a margine del Consiglio europeo.Lo ha chiesto il premier italiano, preoccupato da quella che nel governo considerano un’assoluta emergenza, un’escalation che rischia di rendere la situazione incontrollabile. L’obiettivo immediato è un cessate il fuoco in vista della conferenza che dovrebbe tenersi a Berlino intorno alla metà di gennaio. Nel medio termine l’Italia lavora per superare quelle che Conte definisce “due fragilità”, di Fayez Al Serraj da un lato e Khalifa Haftar dall’altro: trovare un nome terzo per il “dopo”. Il colloquio a tre si svolge in una saletta al primo piano dell’hotel di Bruxelles dove Conte, Merkel e Macron soggiornano nei giorni del Consiglio Ue. Il formato avrebbe dovuto essere a quattro e includere Boris Johnson, assente causa elezioni. E’ il tentativo di contrapporre alle iniziative anche militari di Paesi come Russia e Turchia la diplomazia europea, sotto egida Onu e con il coinvolgimento dell’Unione africana e di Paesi cruciali come l’Egitto, insieme alla Lega araba. Con la cancelliera tedesca, che sta organizzando la conferenza di Berlino, l’intesa è da sempre più forte. Il presidente francese, che finora sul dossier libico ha giocato una partita diversa da quella italiana, arriva qualche minuto in ritardo ma è anche lui al tavolo. Si arriva a una dichiarazione congiunta che vuol essere anche una spinta all’Ue perché “si faccia sentire”. Si starebbe anche lavorando a una missione congiunta in Libia. I leader di Italia, Francia e Germania “esortano tutte le parti libiche e internazionali ad astenersi dall’intraprendere azioni militari, ad impegnarsi genuinamente per una cessazione complessiva e duratura delle ostilità e a riprendere con impegno un credibile negoziato sotto l’egida Onu”. Nella dichiarazione congiunta c’è la conferma della fiducia nell’azione di Ghassan Salamè. E la difesa della “unità, integrità, sovranità” libiche. Da Mosca arriva la notizia che i ministri degli Esteri russo e turco, Serghiei Lavrov e Mevlut Cavusoglu, si sono sentiti due giorni fa: Russia e Turchia stanno cercando “un terreno comune” dopo che il presidente turco Erdogan aveva denunciato la presenza di mercenari russi si della compagnia Wagner a fianco del generale Khalifa Haftar e aveva avvertito di essere pronto a inviare truppe a sostegno del governo di accordo nazionale (Gna) di Fayez al-Sarraj in caso di richiesta di Tripoli. Già adesso, denuncia Conte, la Libia è diventata terreno di una “guerra per procura”. Più dell’annuncio di Haftar di aver avviato la “battaglia decisiva” per Tripoli (da Mosca in serata arriva un invito al dialogo), è la presenza di armi, soldi e mercenari stranieri a preoccupare il premier italiano e i leader europei. Su questo terreno, l’Italia non può né vuole competere: da qui il tentativo di rilancio sul piano diplomatico e la proposta di individuare un nome terzo su cui provare a mettere d’accordo le fazioni libiche, per superare il dualismo tra Serraj e Haftar, finora difeso da Macron.

Un documento non basta, ammette Conte. Ma non si può stare a guardare

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