Giovani: l’incerto futuro


CALCIO USA/UN TECNICO ITALIANO SPIEGA DIFFICOLTÀ E PROGETTI DI CRESCITA


NEW YORK. Ferdinando de Matthaeis,pugliese di Alberona ( FG), 55 anni, hagiocato da professionista nei Cosmos diChinaglia, Pelè , Beckembauer, Carlos Alberto,Neeskens etc , dal 81 al 84 con delleparentesi a Foggia in serie B ( 83-84). Haanche fatto parte della rosa del Lucera Calcio in serie D dal 79 al 81, prima di partire per gli States e Canada dove ha girato diverse squadre in svariate città (San Diego, Chicago, Montreal, Boston). Da circa 25 anni ricopre il ruolo di allenatore ( 17 anni negli States e 8 in Italia). De Matthaeis ha conseguito il patentino “A” negli States e il patentino “B” e l’UEFA “A” a Coverciano nel 1999. Per questo motivo ha visto crescere il calcionegli Stati Uniti da più ditrent’anni, in cui il mondo del pallone ha avuto un processo di crescita lento, ma graduale. Come funziona in America il calcio a livello giovanile? Per rispondere alla domanda posso sintetizzare la risposta con questa frase: “pay to play”. In pratica i giovani calciatori americani pagano per fare parte di un club, per tutta la durata del loro percorso. Quindi da questo punto di vista è un business sul quale molti addetti ai lavori ci campano. Il calcio giovanile, secondo il mio parere, è una vera e propria macchina da soldi. Ci sono più di 25 milioni di praticanti negli States Però è un calcio solo ed esclusivamente “organizzato” cioè, non esiste spontaneità. Tra i ragazzi non c’è iniziativa di organizzarsi per giocare nel cortile di casa o per strada e farsi una partita senza la presenza di un allenatore che ti dia delledirettive o che ti metta in condizioni di allenarti e non di giocare e divertirti. Un esempio di settimana di attività calcistica di un qualsiasi ragazzo è il seguente: due o tre allenamenti a settimana non di più, mamma o papà accompagnano il bambino in macchina all’allenamento, lo “scaricano” al campo e lo rivengono a prendere dopo un’ora e mezza. Lui ha già hai il completo di allenamento addosso (perché in America non c’è assolutamente la cultura dello spogliatoio) e senza nemmeno socializzare si aggrega al gruppo. L’allenatore ha già preparato la seduta di allenamento. Il ragazzo si allena per un’ora e mezza (magari se è fortunato mezz’ora la si dedica alla tecnica di base), scappa di corsa per tornare in macchina e poi si ripresenta dopo due giorni per fare la stessa cosa. In pratica in una settimana si allena al massimo 4-5 ore. Il pallone non viene più toccano fino all’allenamento successivo. So che anche in Italia o in Europa c’è la moda della scuola calcio però voglio sperare che ci siano ancora ragazzini che giocano per strada e che facciano del calcio una vera passione. In che modo è strutturato il sistema giovanile? Da circa 10 anni a questa parte la Federazione Americana ha istituito il Developmental Academy che sta cambiando il sistema giovanile. In pratica i club con più risorse sia economiche, che struttutrali,vengono prescelti in tutto il territorio nazionale. Ci sono circa 94 accademie in tutti gli States che partecipano ad un campionato nazionale (tipo Allievi o Primavera italiana). Quelle società sono le più ambite dai calciatori perché hanno una visibilità a livello nazionale e molti dei college attingono a queste Accademie per trovare talenti e offrire borse di studio ai giocatori più forti. Che funzione ha il college nella crescita di un giocatore? Reputa che un calciatore che punta ad arrivare in MLS debbapassare dal college? Molte squadre MLS si stanno strutturando con un settore giovanile simile a quello europeo. Anche i giocatori più giovani vengono selezionati e “buttati” nelle rose di prima squadra ad una giovane età, senza attendere che i giovani calciatori finiscano il percorso universitario. E’ un processo lungo ma si stanno iniziando a vedere i primi risultati. Secondo il mio parere, il calcio NCAA non può dettare legge sul futuro dei talenti americani, perché il calcio universitario, da un punto di vista puramente estetico è brutto a vedersi, ha dei contenuti tecnico-tattici molto scarsi, nonostante abbiano a disposizione, secondo il parere di molti, il meglio del settore giovanile. Secondo il mio modesto parere , dovrebbero essere i club professionisti (MLS, NASL,USL PRO) a reclutare i migliori talenti e offrire loro le borse di studio per potersi laureare, ma tenerli lontano dal calcio universitario. Com’è il livello e la preparazione dei tecnici americani? ( Nocerino ha detto: “Devono ancora imparare molto da quelli europei” ) Lavoro con la Cedar Stars Academy nel New Jersey come director of coaching e alleno anche la squadra “Primavera” (U- 18). Il proprietario del club è un uomo d’affari che è appassionato di calcio e sta facendo degli investimenti importanti nel settore. Ha un progetto molto ambizioso ed è una situazione molto stimolante. Per quello che ha detto Nocerino, sono pienamente d’accordo. Il problema è che gli allenatori hanno come obiettivo la vittoria e non la crescita del ragazzo. La squadra vincente attira più ragazzi di conseguenza ci saranno maggiori introiti. Si fa di tutto per cercare di vincere e poco per la crescita del calciatore. Tecnicamente viene fatto un discreto lavoro, ma la metodologia di insegnamento ha pochi contenuti e non c’è continuità o progressione nei metodi di istruzione. Tatticamente hanno delle lacune enormi e soprattutto con l’evoluzione del calcio moderno, questo fattore si riflette sulle prestazioni delle nazionali statunitensi. Gli Stati Uniti non hanno mai avuto un sistema di gioco proprio(esempio: catenaccio e contropiede italiano, gioco lungo e diretto degli inglesi oppure il tiki-taka spagnolo) per cui non hanno mai un’identità. Ci può fare un esempio di un calciatore che ha avuto successo nella carriera professionistica passando dal college? Tab Ramos. Ha giocato in USA (Metrostars tra altre squadre), in Europa (RealBetis) e ha più di 80 presenze con la nazionale Americana. Ramos tuttora è il secondo di Klinsmann in nazionale, il direttore tecnico di tutte le nazionali minori (U-23, U-20, U- 17, U-15) ed allena la U-20 americana. Nato in Uruguay, emigrato con la famiglia all’età di 11 anni. Ricordo benissimo che quando giocavo con i Cosmos,Tab, all’etàerché era stato segnalato per le sue doti tecniche. Gli fu offerto di firmare un contratto ma lui scelse di andare al College, NC State, perché gli avevano consigliato di laurearsi prima e poi di iniziare la carriera da calciatore. E lui c’è riuscito. Secondo me però di storie simili ce ne sono pochissime perché io continuo ad insistere che il percorso universitario nuoce alla qualità del calcio americano. Giocatori di 17-18 anni che vanno al college perdono anni di insegnamento importantissimi perché di allenatori di college bravi ce ne sono pochissimi. Tab, rispetto alla generazione attuale dei calciatori, si allenava per strada con i suoi amici John Harkes, Tony Meola (anche loro del NJ e anche loro hanno fatto carriera con il calcio) oltre a giocare con le squadre di club! In che modo sarebbe possibile migliorare il livello giovanile del calcio americano e sfornare più talenti?Una domanda che richiederebbe un paio d’ore di riflessione. È circa trent’anni che cerco di dare una risposta e posso solo dire che di progressi ne sono stati fatti (la qualità di calcio delle squadre di MLS è migliorata tantissimo), ma che la crescita è stata molto lenta e graduale. Secondo me il calcio sta diventando parte della cultura americana, ma fin quando il sistema non si allinea con il resto del modo non potremo vedere gli Stati Uniti dominare in questo sport. In primis l’appartenenza dei giocatori americani che sono liberi ogni anno di scegliere dove giocare e i vari club non hanno nessun diritto sui giocatori, per cui le società pensano solo a vincere invece di far crescere il ragazzo e poi rivenderlo come il resto del mondo. Infine molto più importante è la mancanza di un sistema promozione-retrocessione. Non ci sono incentivi per le squadre minori di salire di categoria per cui i campionati diventano solo tornei in cui le squadre si iscrivono ogni anno e di conse


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