Gli arazzi di Raffaello nella Sistina

PER I 500 ANNI DELLA MORTE. TRA BELLEZZA E MISTERI, LA PRIMA VOLTA DOPO 400 ANNI



di Daniela Giammusso

ROMA. Le barche sull’azzurro delle acque del Mar Morto, con il riflesso dei volti stupefatti per una pesca tanto miracolosa. La consegna delle chiavi a Pietro, con Cristo risorto nella sua veste decorata in oro. E poi la Lapidazione di Santo Stefano, la Guarigione dello storpio, la Conversione di Saulo. Il 26 dicembre 1519, il cerimoniere della Cappella Papale, Paris de Grassis, annotò che “a giudizio universale non si era mai visto niente di più bello al mondo”. La meraviglia è la stessa, oggi, entrando nella Cappella Sistina adorna per la prima volta dopo 400 anni con tutti e dieci i preziosi arazzi con gli Atti degli apostoli, più il Fregio delle Ore e quello delle Stagioni, realizzati sui cartoni di Raffaello Sanzio. Un evento unico, per i visitatori dei Musei Vaticani dal 17 al 23 febbraio, in occasione dei 500 anni della morte del Maestro da Urbino.“È una grande emozione anche per noi - ammette la direttrice dei Musei, Barbara Jatta - Ci sono state altre due esposizioni degli arazzi, nel 1983 e nel 2010, ma era dalla fine del Cinquecento che non venivano po- sizionati contemporaneamente nella Sisti- na. Si completa così il messaggio teologico e visivo della Cappella” raccogliendo allo stesso tempo “il recente messaggio di Papa Francesco che ha ricordato Raffaello come figura chiave del Rinascimento, che con la sua opera seppe esprimere valori come concordia, libertà e bellezza che conducono a elementi più alti e vanno condivisi”.Generalmente esposti a rotazione nella sala Ottava della Pinacoteca, gli arazzi furono commissionati da Papa Leone X per le pareti della sua Cappella Magna, dove sulla volta già trionfava la Creazione di Michelangelo, ma non ancora il Giudizio Universale. Raffaello, giovanissimo, concepì un ciclo monumentale con le vite di Pietro e Paolo, i cui cartoni vennero mandati nelle Fiandre per essere tessuti nella bottega di Pieter val Aelst. Solo sette vennero esposti quel 26 dicembre 1519, pochi mesi prima che Raffaello morisse a soli 37 anni. Gli altri giunsero in Vaticano un paio di anni dopo. Grandi 30 metri quadrati per 50-60 chili di peso ciascuno, tessuti in fili d’oro, ricchi di colori e particolari, “per issarli e posizionarli lassù - racconta la curatrice dei Reparti Arazzi e Tessuti dei Musei, Alessandra Rodolfo - sono servite 13 ore”. In che ordine? E’ uno dei tanti misteri che questi capolavori, “razziati nel Sacco di Roma, presi dai francesi a fine ‘700 e ricomprati dal Cardinal Consalvi”, ancora portano con se’.“Abbiamo studiato i pochi documenti che raccontano gli arazzi nella Sistina e i ‘nulli’ su come erano posizionati - dice la Rodolfo - A fine ‘500 c’era una grande disputa teologica su chi tra Pietro o Paolo dovesse occupare la sinistra dell’altare”.“Forse inizialmente due arazzi erano al posto del Giudizio Universale, ma immaginate cosa avrebbero detto se li avessimo appesi lì...”, sorride la direttrice Jatta. C’è poi il mistero dei cartoni, oggi al Victoria and Albert Museum di Londra, “le cui misure - racconta la Rodolfo - non coincidono con quelle degli arazzi, tanto che po- trebbero essere dei modelli da cui trarre poi i cartoni”. Di certo oggi testimoniano quanto “Raffaello sia debitore a Michelangelo”.Restaurati, messi in sicurezza, foderati, nella Sistina, al contrario della Sala Ottava, gli arazzi non sono sotto vetro, “ma godono di un microclima adatto, ci sono i dissuasori e abbiamo intensificato i custodi”. “Siamo consapevoli di quanto siano delicati- assicura la Jatta - Ma sono nati e sono stati realizzati per essere arrotolati e spo- stati. Dai documenti sappiamo che vennero usati per molte occasioni nei diversi pa- lazzi della corte pontificia. Abbiamo anche scelto appositamente un periodo di pubblico ‘relativo’”. E il loro viaggio non è an- cora finito. “Il Sacrificio di Listra - dice la Jatta - andrà alle Scuderie del Quirinale per la mostra su Raffaello e San Paolo ad Atene alla National Gallery di Londra”. Tra i prossimi appuntamenti per il cinquecentenario di Raffaello, anche l’esposizione in Pinacoteca in autunno, dopo il restauro, dei due Pietro e Paolo Patroni di Roma generalmente conservati nell’Appartamento Pontificio e quindi visibili solo al selezionatissimo pubblico delle udienze private del Papa.

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