Gli Usa primi nel riarmo



CASA BIANCA/LA CINA CONTIENE LA CRESCITA, MA SFONDA I $145 MILIARDI

PECHINO. Gli Usa guidano la corsa al riarmo dopo le intenzioni del presidente Donald Trump di aumentare del 10%, pari a 54 miliardi di dollari, il budget militare oltre i 600 miliardi, mentre la Cina lima la crescita al “7% circa” nel 2017, portando comunque per la prima volta la spesa della Difesa a superare i 1.000 miliardi di yuan (145 miliardi di dollari). Pechino, che spinge per la modernizzazione delle forze aeree e navali di pari passo coi controlli di contenziosi territoriali e delle acque del mar Cinese meridionale, necessita di ampliare gli sforzi per difendere “gli interessi e la sovranità nazionale” e per “tutelarsi dall’intromissione di estranei nelle dispute”. Fu Ying, ex vice ministro degli Esteri e attuale portavoce del Congresso nazionale del popolo, ha anticipato nella conferenza stampa di presentazione uno dei dati più attesi della relazione di apertura dei lavori del “parlamento cinese” che terrà oggi il premier Li Keqiang, in cui saranno circostanziati i numeri. “Aumentare le capacità della Cina aiuterà a mantenere la pace e la stabilità nella regione, piuttosto che il contrario”, ha notato la portavoce, secondo cui la spesa per la Difesa sarà alla fine intorno all’1,3% del Pil cinese, quando gli Usa chiedono ai Paesi della Nato “di destinare il 2%” del loro prodotto interno lordo alla Difesa. Con il budget 2015 in aumento annuo del 10,1% e quello 2016 del 7,6% (per la prima volta in 6 anni a cifra singola e non doppia), il 2017 si profila in ulteriore discesa per il terzo anno di fila. La scelta del 2016, e attuale, era stata motivata dal desiderio di tenere conto di un’economia non più brillante come in passato e cresciuta al ritmo più lento degli ultimi 25 anni, un periodo in cui invece il budget militare è aumentato a due cifra tranne che nel 2010 (+7,5%). Fu ha ribadito che le forze militari cinesi hanno lo scopo di “pura difesa” costituendo una forza di stabilizzazione dell’Asia invece che una minaccia. “Il gap della nostra capacità rispetto agli Usa è enorme, ma lo sviluppo e la costruzione delle nostre forze armate continuerà in base alla necessità di ris- pettare i bisogni di Difesa della nostra sovranità e sicurezza nazionali”. La Cina ha aggiornato e rafforzato molto velocemente i suoi assetti militari con una seconda portaerei in arrivo e una terza all’orizzonte, e con il piano generale di ridurre, come indicato dal presidente Xi Jinping, le forze armate da 2,3 a 2 milioni di effettivi. Fu ha os- servato di comprendere difficlmente le ragioni che spingono gli altri Paesi a vigilare sulla Cina che, invece, non cau- sato conflitti o guerre nel mondo negli ultimi decenni. Sul reale consistenza del budget militare di Pechino ci sono i dubbi degli esperti per la mancanza di trasparenza, accentuata dai timori sulla postura assertiva verso i Paesi vicini e nei mari Cinese meridionale (con la costruzione delle isole e delle fortificazioni) e orientale. Il futuro della sicurezza in Asia è in gran parte legato alle “intenzioni strategiche” degli Usa e non della Cina: il vero punto che merita un attento esame, ha concluso Fu, è capire se Washington “perseguirà una sicurezza comune o una sicurezza esclusiva”.


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