Gli Usa spaventano i partner



BADEN BADEN. Poco dirompente nei toni, molto significativo nei fatti. Il primo G20 della nuova Amministrazione Trump rompe con il passato, abbandonando il tradizionale rifiuto del protezionismo, e spaventa i partner, che ora hanno una prova tangibile di cosa li aspetta nei prossimi mesi. Nonostante gli Usa non abbiano ancora una politica chiara, sono riusciti ad ottenere dal G20 quello che volevano: mano libera a rivedere le strategie commerciali e a proteggere la loro economia inseguendo l’obiettivo dell’ “America First”.

Delusi i tedeschi, presidenza di turno, anche per la seconda vittoria americana, cioè il ridimensionamento dei temi ambientali, da sempre spinti dalla Germania. La due giorni di riunioni è stata dominata dallo scontro sul commercio. Fin da subito è stato chiaro che il ‘no’ al protezionismo doveva sparire dal testo, se si voleva chiudere la riunione con successo. La presidenza tede- sca, nonostante le critiche non solo della Cina ma anche degli europei, era disposta ad accontentare gli Usa. Che però, volevano di più: tagliare via i riferimenti ai rapporti “multilaterali” e “basati sulle regole”, per

sostituirli con il concetto che tutto rende possibile, anche aggirare il WTO, di “commercio libero ed equo”. I partner si sono opposti, e si è discusso fino all’ultimo minuto un linguaggio che consentisse di chiudere con un accordo.

Con un risultato molto deludente per tutti, tranne che per gli americani: “Lavoriamo per rafforzare il contributo del com- mercio alle nostre economie”, recita laconico il comunicato.

“A volte in questi meeting non puoi raggiungere tutti i risultati che vorresti”, ha detto amareggiato il ministro dell’eco- nomia Wolfgang Schaeuble, padrone di casa, mentre il capo della Bundesbank Jens Weidmann rendeva esplicito che “non c’è stato consenso per quanto riguarda le relazioni commerciali, ma solo per mantenere un mercato aperto, e abbiamo deciso di rimanere in contatto”. Per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, date le premesse, è già un buon risultato: “La parola commercio è menzionata, e non è banale alla luce degli scambi sviluppati al vertice”, ha detto raccontando di un “negoziato intenso su quale linguaggio introdurre”.

Il ministro non è sorpreso dalla delusione tedesca, colpita non solo sul commercio ma soprattutto sul clima e su “una messa in evidenza della questione degli squilibri che, come noto, i tedeschi non amano”.

Soddisfatto il segretario al Tesoro Steven Mnuchin, che ribadisce come gli Usa credano in “un commercio libero ma equilibrato”. Concetto che però, spiega Schaeuble, non è stato ancora spiegato. Così come nella due giorni con i colleghi Mnuchin non ha mai nominato la ‘boarder tax’, che invece aveva evocato a Berlino.

Segno che gli Usa non hanno ancora una linea d’azione definita, e questo alimenta l’incertezza.

Tema affrontato anche dai ministri e dai banchieri centrali, che hanno esaminato l’incertezza generata dal voto sulla Brexit e da quello negli Stati Uniti. “Per capire se possa avere effetti nel tempo sull’economia reale, cosa che ancora non si vede”, ha detto il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco


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