Golpe contro Erdogan



ANKARA. Colpo di Stato dei militari in Turchia che, 36 anni dopo il loro ultimo putsch, sono riusciti a prendere di fatto il controllo del Paese durante la notte con i carri armati in strada e gli elicotteri e gli F16 a volteggiare su Ankara e Istanbul, in un'azione che avrebbe lasciato in terra almeno 17 morti, mettendo probabilmente fine ad oltre 15 anni di potere del partito islamico di Recep Tayyip Erdogan e del suo partito islamico Akp. In un messaggio da uno smartphone ai media, Erdogan ha cercato di far scendere in piazza i suoi sostenitori ma nella notte si trovava in volo su un jet privato sopra l'Europa in cerca di un Paese che gli desse asilo, dopo il rifiuto della Germania. La clamorosa azione di una parte dell'esercito turco, che ha spiazzato il mondo, dopo oltre tre ore sembra essere riuscita e l'appello lanciato da Erdogan pare per il momento essersi esaurito in una protesta di pochi sostenitori su un ponte sul Bosforo presidiato dai soldati, che hanno sparato in aria disperdendoli dopo momenti di tensione.

A fronte di quello che per ora sembra un sostanziale successo dei militari, ai quali vi sarebbe stata solo una sporadica opposizione della polizia, soprattutto in piazza Taksim, la fuga del presidente-sultano. Il suo appello ai turchi, dopo un paio d'ore di silenzio e incertezza, Erdogan lo aveva lanciato via Facetime attraverso uno smartphone, sulla Cnn Turk e su altre emittenti turche, chiedendo ai suoi di scendere in strada per opporsi al golpe: "Sono ancora io il presidente, resistete", aveva detto, apparen- do da una località sconosciuta con un'anonima tenda verde alle sue spalle. Si è saputo che al momento del putsch, si trovava in vacanza al mare a Marmaris. Poi alcune fonti militari Usa hanno diffuso la notizia che il presidente-sultano era in fuga su un volo privato diretto prima in Germania, che gli avrebbe negato l'atterraggio, poi verso Londra, in attesa di un'autorizzazione all'atterraggio. Smentita da Palazzo Chigi invece l'indiscrezione che voleva che fosse diretto verso Ciampino.

Le prime notizie sono partite poco prima della mezzanotte turca (le 4pm a New York), con messaggi sulla chiusura di due ponti sul Bosforo ad Istanbul. Poi si si sono uditi spari anche ad Ankara, dove nelle strade si vedevano i carri armati nei punti nevralgici, mentre elicotteri e jet militari sorvolavano la città. A quel punto l'esercito ha diramato un messaggio a tutti i cittadini: tornate e restate nelle vostre case, mentre il premier, Binali Yildirim, denunciava il "tentato golpe", attribuendolo ad un gruppo ribelle interno all'esercito: "Faremo tutto il possibile perché prevalga la democrazia. Il colpo di stato non riuscirà e i responsabili saranno puniti", ha dichiarato, aggiungendo che "i responsabili pagheranno il prezzo più alto".

Un braccio di ferro politico mediatico durato neanche una mezz'ora, prima che i militari prendessero il controllo della tv di Stato, annunciando ufficialmente di aver preso il potere. Lo abbiamo fatto, hanno specificato i militari, "per ristabilire l'ordine democratico e la libertà", oltre a "ripristinare la laicità" dello Stato, "erosa dal governo" islamico di Erdogan. Con l'impegno a mantenere tutte le relazioni estere turche esistenti e a considerare lo stato di diritto una priorità. Intanto tutti gli obiettivi strategici cedevano uno dopo l'altro: carri armati

attorno al Parlamento ad Ankara e all'aeroporto Ataturk di Istanbul e il conseguente blocco di tutti i voli; tutti i social network e le comunicazioni fuori dai media ufficiali bloccati, con la conseguente difficoltà a reperire informazioni. L'esercito ha poi imposto il coprifuoco e la legge marziale e, secondo vari media, preso in ostaggio il capo di stato maggiore delle forze armate, imposto da Erdogan.

Le prime dichiarazioni dei miliari confermano che il golpe sia l'azione di un gruppo 'kemalista', che si rifà cioè al laicismo voluto dal fondatore della Turchia moderna, l'Ataturk Mustafa Kemal, della quale l'esercito, prima che Erdogan intervenisse pesantemente sui vertici militari del Paese, era il custode costituzionale. Ma Erdogan, nel suo messaggio dal telefonino, ha puntato il dito contro la rete 'gulenista', ovvero del predicatore Fethullah Gülen, come responsabile del golpe. E mentre l'Onu ha invitato alla calma, gli Stati Uniti di Barack Obama si sono schierati contro il golpe annunciando di essere "con il governo democraticamente eletto".


ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA