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SUPER BOWL/LA SPETTACOLARE (PRIMA) VITTORIA DEGLI EAGLES. GIOVEDÌ LA PARATA

NEW YORK. Philadelphia entra nella sto- ria del football americano. Per la prima volta gli Eagles trionfano nel Super Bowl battendo per 41 a 33 i favoritissimi dei New England Patriots di Boston. E nella “città dell’amore fraterno” già domenica notte è esplosa incontenibile la festa, con una folla di tifosi che ha invaso le strade. Una gioia rovinata in parte da episodi di violenza e di vandalismo, con vetrine distrutte, negozi saccheggiati e auto in fiamme. La tradizonale parata si terrà giovedì a partire dalle 11 Am, quando i giocatori sfileranno da Broad & Pattison, in direzione Nord verso l’Art Museum. La decisione iniziale di svolgere le celebrazioni per strada domani è stata acantonata a causa del meteo, che prevede pioggia o neve. Stavolta ai Patriots non è bastato Tom Brady, star assoluta della NFL, per imporsi. Anzi, è stato proprio un “sack” (l’unico della gara) subito dal quarterback più famoso d’America a spegnere nei minuti finali del match ogni residua speranza dei campioni in carica. Le lacrime in tribuna della figlia di cinque anni e di Giselle, la moglie top model, rimarranno tra i ricordi della serata. Dal canto suo Bill Belichick ieri ha dovuto giustificare il mancato uso di uno dei suoi difensori più afidabili all’interno di una gara dove di difesa non se n’è visto gran- ché. L’allenatore dei Patriots ha affermato che l’esclusione di Malcolm Butler, il defensive back, non è stata dovuta ad una deci- sione disciplinare, ma strategica. E già si specula se la finalissima di Minneapolis, la più gelida della storia con una temperatura esterna allo stadio di 17 gradi Farhenait, sia la fine di un’era di predominio assoluto di Boston e del suo fuoriclasse, che a 40 anni - come Totti e Buffon - deve decidere il suo destino. Mentre l’erede già brilla e illumina la notte della 52/ma edizione del Super Bowl: il quarterback degli Eagles Nick Foles, 29 anni, nominato Most Valuable Player. L’emozione più grande, però, nella notte di Minneapolis l’ha regalata un grande artista come Prince, che grazie ad un ologramma si è improvvisamente materializzato al centro dello Us Bank Stadium, l’avveniristico impianto gremito in tutti i suoi 70 mila posti, nonostante i prezzi dei biglietti andassero da 500 a 5 mila dollari. A rendere omaggio all’artista è stato Justin Timberlake, protagonista dello show dell’half time. “Era un dovere farlo nella sua città”, ha spiegato, nonostante le critiche di molti fan che hanno ricordato come Prince avesse definito la riproduzione in 3D “una cosa demoniaca”. Polemiche a parte, il duetto con Timberlake sulle note di ‘I Wolud Die 4 You’ è stato da brividi e acclamato dal pubblico. Analizzando l’incontro, la squadra di Philadlphia ha sicuramente meritato. È stata in vantaggio fin dall’inizio, anche se un brivido è arrivato nel quarto e ultimo tempo, quando i Patriots sono riusciti nel sorpasso, portandosi per la prima volta avanti 33 a 32. Ma gli Eagles, guidati da uno strepitoso Foles, non hanno mollato, e a poco più di due minuti dalla fine si sono riportati in vantaggio dando spettacolo: sul lancio di Foles agguanta l’ovale il ricevitore Fred Barnett che va a segno con un tuffo a volo d’angelo. Un po’ di suspense per la il “review”’, e il touchdown viene assegnato. Negli ultimi scampoli di partita il ‘dram- mà, con Tom Brady che perde la palla intercettata dal difensore Brandon Graham annullando ogni speranza di recupero per i Patriots. Incollati alla tv per l’evento trasmesso dalla Nbc oltre 100 milioni di spettatori. Ma non è un record, alla fine di una stagione in cui la NFL ha continuato a perdere spettatori. Una tendenza che dura da qualche anno e che preoccupa, anche per il futuro del Super Bowl. Un evento non solo di sport che attira sponsor in grado di pagare fino a 5 milioni di euro per 30 secondi di spot. Tra quelli di quest’anno ancora una volta Fiat Chrysler. Intanto anche quest’anno il Super Bowl potrebbe avere una coda polemica di carattere politico, con alcuni giocatori degli Ea- gles che hanno già dichiarato che non andranno alla Casa Bianca se invitati da Trump. E non poteva essere diversamente dopo una stagione dominata dallo scontro con Trump, che è arrivato a chiedere alla NFL di cacciare i giocatori - quasi tutti afro- americani - che si inginocchiano per protesta durante l’esecuzione dell’inno.


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