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Guantanamo resta aperto



ADDIO ALLA LINEA “SOFT” DI OBAMA CHE VOLEVA CHIUDERE IL SUPERCARCERE

WASHINGTON. Altro che chiudere Guantanamo. Il supercarcere realizzato nell’omonima baia di Cuba da George W.Bush dopo gli attentati dell’11 settembre2001,perimprigionaresospetti di al Qaida e talebani, resterà aperto “per almeno altri 25 anni”. Parola del massimo responsabile del centro di detenzione più controverso al mondo, l’ammiraglio John Ring, che ha detto di aver ricevuto istruzioni in questo senso da parte del Pentagono. E pazienza se proprio Guantanamo viene considerata una delle realtà che più alimentano la propaganda jihadista. E se in gran parte del mondo, Europa compresa, il campo viene considerato “immorale”: per le condizioni estremamente dure di detenzione, per le tecniche di interrogatorio che molti hanno associato a vere e proprie pratiche di tortura, per i cosiddetti “prigionieri per sempre”, quelli condannati ad essere reclusi anche se nel corso degli anni non è stato trovato nulla a loro carico. Del resto nel gennaio scorso era stato Donald Trump ad annunciare che avrebbe fatto carta straccia delle direttive diBarackObama,quelleconcuinel2009 l’ex presidente americano ordinò di avviare tutte le procedure per chiudere al più presto la struttura. Il tycoon disse che Guantanamo serviva, e che ci sono molti “brutti ceffi” che andrebbero rinchiusi lì dentro, dai trafficanti di droga ai militanti dell’Isis. In realtà è dal 2008 che non arrivano più prigionieri. Ne sono rimasti 40, di cui solo 13 accusati di qualcosa. Gli altri da anni detenuti di fatto senza giustificazione. Nonostante i periodici sopralluoghi con i giornalisti per dimostrare come i diritti umani dei detenuti vengano ora rispettati, lo scorso dicembre il più alto responsabile delle NazioniUniteperilcontrastoaogniforma di abuso sui prigionieri raccontò come almeno un detenuto a Guantanamo sia ancora oggetto di torture. L’esperto spiegò come in base alle informazioniraccolteAmmaral-Baluchi, uno dei sospettati dell’11 settembre, subisca ancora tecniche di interrogatorio “avanzate” attraverso suoni e vibrazioni destabilizzanti. Ma a preoccupare è anche lo stato di completo isolamento in cui vivono molti dei 40 detenuti rimasti. E dove, tramontata l’ipotesi di una chiusura, potrebbero rimanere ancora per moltissimianni.


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