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Hillary e Trump leader 


Hillary Clinton continuano a guidare a livello nazionale la corsa per la Casa Bianca ma perdono terreno sui diretti inseguitori Ted Cruz e Bernie Sanders. Ma la fine di Trump non appare per nulla vicina, come spe- rano invece i leader repubblicani. In realtà la domanda è un’altra: e cioè se la serrata di ranghi dell’esta- blishment del ‘Grand Old Party’ (Gop) stia davvero funzionando, e quanto durerà questo clima da ‘tut- to per tutto’ per fermare il tycoon, di cui anche la rinuncia a correre da parte di Michael Bloomberg è un segnale, così come la notizia di un incontro segreto tra i vertici repub- blicani e i nomi più influenti della Silicon Valley (Google, Apple e Te- sla).

In questo clima si inserisce un altro test delle urne, con il ‘mini su- per Tuesday’ che vede quattro Sta- ti al voto (Michigan, Mississippi, Idaho e Hawaii) e gli occhi puntati soprattutto sul Michigan, nella ‘Rust Belt’, la ‘cintura industriale della ruggine’ dove Trump va a ve- rificare quanto il ‘fenomeno’ - lui preferisce ‘movimento’ - abbia at- tecchito la’ dove forse il terreno non era fertile in partenza.

Il Michigan è lo Stato di Detroit, la ‘Motor City’ devastata dalla cri- si, ma che ha in parte ‘recuperato’ con quei salvataggi di Obama (il settore dell’auto l’esempio più lam- pante) criticati da destra e da sini- stra. Stato di fede democratica al- meno in teoria, ma anche molto bian- co e operaio, working class, ‘blue collar’ come dicono negli Stati Uni- ti. Chissà dove andrà la loro rabbia e frustrazione, se si consegnerà al- l’urlo dell’ antipolitica del magnate newyorchese. La risposta delle urne

in Mississippi può invece indicare se Trump fa breccia nel profondo sud, dove risiede l’elettorato Gop più conservatore.

Il voto in Michigan è un’inco- gnita anche per il fronte democrati- co, dove nonostante le vittorie con- seguite da Hillary Clinton nelle pri- marie fin qui con il relativo bottino di delegati che la confermano fron- trunner non è ancora sola nella cor- sa. Bernie Sanders non molla e i sondaggi sembrano dargli ragione visto che ben due rilevamenti se- gnalano una riduzione della distan- za nei confronti dell’ex segretario di Stato: il distacco è ora solo di 7 punti secondo un sondaggio Washin- gton Post-Abc news, di 9 per Wall Street Journal/Nbc.

Questa nuova tappa delle prima- rie è poi cruciale per Ted Cruz, per stabilire se il senatore del Texas sia davvero l’unico su cui puntare in alternativa a Trump, se per Marco Rubio e John Kasich è davvero fi- nita, anche adesso che Michael Bloomberg ha deciso di non scen- dere in campo come candidato indi- pendente.

L’ex sindaco di New York ha spie- gato che, dati alla mano, non po- trebbe vincere e in una eventuale gara a tre il potere di scegliere il pre- sidente rischia di finire nelle mani del Congresso a maggioranza re- pubblicana, con una “buona pos- sibilità” che sia eletto Donald Trump o Ted Cruz. E “questo è un rischio che non voglio prendere in buona

coscienza”, ha affermato Bloom- berg, lanciando un ennesimo moni- to contro il tycoon del mattone, ma anche contro i toni della campagna repubblicana, “l’estremismo in mar- cia”, lo definisce in un intervento a sua firma diffuso dall’agenzia di cui è proprietario.

E’ “la campagna presidenziale più divisiva e demagogica che io ricordi, facendo leva sui pregiudizi e sui timori della gente”, appellan- dosi “ai nostri peggiori impulsi”, ha continuato.

E allora se Bloomberg dice di non essere pronto a sostenere al- cun candidato, precisa anche che che non starà zitto di fronte alla mi- naccia che “l’estremismo di parte pone alla nazione”.

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