Hillary sentita dall’Fbi per l’Emailgate



WASHINGTON. Tre ore e mezza di colloquio con l’Fbi al quartier generale dell’agenzia federale a Washington. Hillary Clinton è stata sentita questa mattina nell’ambito dell’inchiesta sull’utilizzo di account e-mail e server privati durante il suo mandato da segretario di Stato. Si è presentata “volontariamente”, ha reso noto un portavoce della stessa candidata democratica in corsa per la Casa Bianca mentre il corteo di auto blindate era ancora per strada, di ritorno alla residenza dei Clinton nella capitale as- solata e sonnacchiosa nel lungo weekend della festa dell’Indipendenza.

È chiaro però che Hillary non ha potuto e non ha voluto aspettare la fine del ponte di vacanza, dopo che il passo falso del marito ed ex presidente Bill nell’avvicinare sebbene in maniera informale la ministro per la Giustizia Loretta Lynch, ha riportato all’attenzione dei media e del pubblico quel’‘emailgate’ che resta spada di Damocle sulla sue ambizioni presidenziali, con l’inchiesta ancora in corso e con il rivale Donald Trump che non manca di menzionarlo quando ripete che Hillary Clinton “è corrotta”.

Hillary, si ricorda, la sua disponibilità a parlare con gli inquirenti l’aveva data fin da subito, ad agosto -11 mesi fa- quando l’inchiesta fu avviata in concomitanza con le prime battute della campagna elettorale. E se il colloquio può essere considerato una procedura ‘di routine’ in questa fase (anche diversi collaboratori della ex segretario di Stato, compresa la sua braccio destro Huma Abedin, sono stati sentiti nel- le scorse settimane) i tempi e i modi scelti non appaiono casuali.

La candidata “è lieta per aver avuto l’opportunità di assistere il dipartimento di Giustizia nel portare questa revisione a conclusione”, si legge nella nota del suo staff con cui la circostanza è stata resa nota, “in segno di rispetto per l’inchiesta ancora in corso non commenterà oltre sul colloquio”. Il capitolo non è certo chiuso, ma così Hillary vuole mettere un punto, dando inoltre l’idea che l’inchiesta è ad una svolta cruciale e conclusiva.

La domanda cui l’inchiesta deve rispondere è se l’allora segretario di Stato scegliendo di utilizzare e-mail e server privati abbia violato la legge. Nello specifico il dipartimento di Giustizia ha il compito di verificare se siano stati ri- spettati gli standard legali in termini di gestione di materiale classificato. La lettura ‘politica’ è però -se possibile- più dirompente, perchè sotto scrutinio c’è la capacità di giudizio (o la mancanza di questa) mostrata dalla candidata. Non un dettaglio se si aspira alla presidenza degli Stati Uniti, cruciale poi per Hillary il cui tallone d’Achille resta la poca fiducia che parecchi nutrono nei suoi confronti, anche tra l’elettorato democratico. E allora oggi ecco il gesto di ‘buona volontà’ più evidente.

E anche il tentativo di riportare su di sé l’attenzione. E non su Bill, che sembra averne fatta un’altra delle sue con quella chiacchierata all’aeroporto di Phoenix con la titolare della Giustizia, costringendola quindi a spiegarsi, a fare mea culpa e a specificare il suo ruolo nell’ambito dell’inchiesta, a garanzia di imparzialità e totale assenza di ingerenza politica.


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