“Ho i numeri, vado avanti”



ROMA. Le fibrillazioni di un manipolo di senatori 'ribelli' di Ncd non si trasformeran- no in una valanga capace di travolgere il governo. E' questa la convinzione di Matteo Renzi e degli uomini che per lui stanno tenendo i rapporti con gli alleati, in vista del delicato voto sulla legge di riforma del bilancio degli enti locali, in programma la prossima settimana. Una convinzione che sarebbe stata manifestata dal premier al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel cor- so di un incontro al Quirinale. Il colloquio ha avuto al centro il vertice Nato di Varsavia, che impegnerà il premier oggi e domani. Ma sarebbe divenuto anche occasione per fare il punto sugli scenari dei prossimi mesi, a partire dal referendum costituzionale, vero spartiacque della legislatura.

Renzi è determinato, non si stancano di ripetere i parlamentari a lui vicini, a non lasciare spazio a nessun gioco di palazzo: se il referendum verrà bocciato, il governo si di- metterà e lui, da segretario del Pd, non potrà che dirsi convinto che debba trarre le conseguenze anche il Parlamento e non ci siano alternative al voto. Per il ruolo istituzionale che gli è assegnato dalla Costituzione, però, il capo dello Stato, spiegano fonti parlamentari, non potrebbe che cercare in ogni caso di garantire la stabilità politica - soprattutto se il referendum si svolgerà durante la ses- sione di bilancio - e il prosieguo della legisla- tura, magari con un governo di scopo.

Una diversità 'strutturale' di vedute che, riferiscono le stesse fonti, sarebbe stata al- l'origine di un incontro a tratti teso. Ma le fonti ufficiali smentiscono categoricamente: il colloquio è stato come sempre cordiale e disteso, assicurano. Nei corridoi parlamen- tari, ancor più dopo le fibrillazioni degli alfa- niani, si continua a speculare su possibili governi 'di emergenza', da mettere in campo in caso di caduta di Renzi. Ma dal Quirinale fanno sapere che Mattarella non intende andare dietro a "ricostruzioni fantasiose"

ROMA. APalazzo Madama, in Ncd e nella maggioranza, è il giorno della quiete dopo la tempesta. Quiete apparente, in realtà, perché all'indomani dello scoppio della bolla centrista e delle tensioni sugli equilibri di governo non si registra- no sostanziali ricomposizioni tra i dissidenti e il 'quartier generale' di Ncd. E' sui numeri, e in vista del voto in Aula sul ddl enti locali (per il quale occorre la maggioranza assoluta di 161), che in- vece il Senato diventa teatro di un fitto lavorio. Con un obiettivo: tenere ben salda la maggioran- za di governo in Aula e contenere al massimo il numero di defezioni centriste. Anche perché, se la quota 161 è comunque raggiungibile, è il 'come' a tenere in ansia i Dem, con un occhio particolare al ruolo 'numerico' dei verdiniani.

Tra i centristi, nel 'day after' del grande scon- tro, i toni sono bassi. Arrivano, in serie e con una manciata di ore di ritardo, i messaggi di solidarietà al leader Angelino Alfano da un folto manipolo di senatori. E in serie, a partire dal capogruppo Renato Schifani, giungono da Ap le assicurazioni sul fatto che, in vista del voto sul ddl enti locali

previsto per la settimana prossima (probabilmen- te mercoledì o giovedì) non ci sarà alcuna "imboscata" in linea con la "lealtà" con cui "si è sempre comportata" Ap.

Fronda rientrata, quindi? Non proprio perché il gruppo dei senatori dissidenti (Schifani incluso) resta fermo sulle sue posizioni politiche e sulla volontà di andare allo scontro nella riunio- ne con Alfano prevista al Senato la settimana prossima (mercoledì, probabilmente). Ma la vo- lontà, da parte dei dissidenti, è quella di separare il caso Alfano dalla voglia di porre fine all'allean- za di governo. Tanto che su Twitter Giuseppe Esposito, tra i più accesi dissidenti, chiarisce: "Nulla contro Alfano, ma ora appoggio esterno di Ncd al governo".

"Sgombriamo il campo dalle vicende giudiziarie. Esiste una questione politica. Non sto dicendo di far cadere il governo ma possiamo dare l'ap- poggio esterno", ribadisce Roberto Formigoni. Appoggio esterno che per l'ala governativa del partito è invece una soluzione "assurda". Formi- goni Esposito e Azzollini, secondo i conteggi che

girano, sono tra coloro che 'probabilmente' che non voteranno il ddl enti locali. Ma, contando sul plenum dei senatori Pd e sulla moral suasion che, raccontano fonti parlamentari, avrebbero effettua- to oggi Federica Chiavaroli e lo stesso Schifani, la quota 161 - è la sensazione che emerge in maggio- ranza - sembra raggiungibile e superabile di una manciata di unità.

"I numeri ci sono e ci saranno, sono certo del buon senso dei colleghi di Ncd", scandisce Andrea Marcucci. Eppure, il rischio che al Senato si abbatta la tempesta è alto: soprattutto in vista dello scoglio della legge sugli enti locali, con la possibilità che la sua approvazione veda i verdi- niani decisivi. Fatto che per molti parlamentari por- terebbe ad una maggioranza diversa da quella che ha consentito la nascita dell'attuale governo. E, a quel punto, le opposizioni si affannerebbero a chiedere un passaggio di Matteo Renzi al Colle.

"Noi non facciamo nulla, alla fine parleranno i fatti", spiega un senatore di Ala in mattinata non senza nascondere: "i nostri 18, alla fine, potrebbe- ro valere di più".

sulle posizioni che assumerebbe in caso di crisi. Nessuno metta in dubbio il suo ruolo super partes, è il messaggio. Il capo dello Stato, viene assicurato, non ha pronti piani A, né B o C e non ha alcuna intenzione di anticipare decisioni su quanto potrebbe ac- cadere tra alcuni mesi.

Certo, si ragiona in ambienti parlamentari della maggioranza, andare a votare con l'Ita- licum alla Camera e il Consultellum al Senato, in caso di bocciatura del referendum, po- trebbe diventare un problema perché non ci sarebbe equilibrio tra i due rami del Parla- mento. Dunque, si osserva negli stessi am- bienti, se nei fatti emergesse una maggio- ranza in grado di uniformare le due leggi, non potrebbe il capo dello Stato non tener- ne conto. Legittime, osservano di rimando i renziani, le richieste di cambiare la legge elet- torale (come chiede tutta la minoranza e an- che un pezzo rilevante di maggioranza Pd) ma un tentativo del genere si scontrerebbe con la mancanza dei numeri in Parlamento

per modifiche concordate (nel Pd, France- schini chiede ad esempio il premio alla coali- zione ma la sinistra Dem vuole il collegio alla francese).

Allo stesso modo, spiegano le stesse fonti, non ci sarebbero i numeri per un go- verno alternativo. Dunque, non ci sarebbe altra strada che il voto. Se ne sarebbero resi conto, spiegano fonti Dem, anche i 'ribelli' di Ncd: resta la preoccupazione per i numeri del Senato, ma in serata - dopo una lunga giornata di riunioni tra Palazzo Madama e largo Chigi - l'area del dissenso viene circo- scritta. Il governo terrà, assicurano i renzia- ni. Il "piano A", sottolineano fonti vicine a Renzi, è comunque andare al referendum (magari con un rinvio rispetto alla data ipo- tizzata di ottobre) e vincerlo. E nella campa- gna referendaria proprio le fibrillazioni di questi giorni potrebbero trasformarsi, spie- gano, in un'arma per la campagna elettorale di Renzi: la mia riforma - direbbe con più forza il premier - è l'antidoto agli 'inciuci di palazzo'.


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