Hong Kong cede alla protesta



LA GOVERNATRICE SOSPENDE “SINE DIE” LA DISCUSSIONE DEL PROVVEDIMENTO

PECHINO. La protesta vince a Hong Kong, per ora: la prima governatrice di Hong Kong Carrie Lam ha annunciato la sospensione sine die della discussione sulla contestata legge sulle estradizioni in Cina che ha mobilitato negli ultimi giorni centinaia di migliaia di persone contro una misura accusata di limitare l'autonomia dell'ex colonia e di ampliare, al contrario, l'ingerenza di Pechino.

In conferenza stampa, Lam ha annunciato la mossa dopo un lungo preambolo a difesa della sincerità "nel voler sanare le lacune normative", alla luce di quanto successo e come governo responsabile, in merito alla manifestazione di domenica che ha mobilitato oltre un milione di persone e agli scontri di mercoledì tra polizia e manifestanti. Leggendo una dichiarazione di oltre dieci minuti in cantonese e in inglese, ha chiarito che "la priorità è ricostruire la pace e l'ordine. Il governo vuole riavviare le comunicazioni con la società, fare un lavoro di spiegazione e sentire i diversi punti di vista. Non abbiamo intenzione di fissare una scadenza", dando per certa l'impossibilità di approvazione entro la legislatura.


Rassicurazioni insufficienti per gli attivisti che hanno riconfermato la manifestazione pacifica di oggi, fiduciosi di poter ripetere il successo di domenica scorsa. Uno dei leader del Civil Human Rights Front (Chrf), Jimmy Sham ha ribadito la volontà di procedere fino al ritiro completo del provvedimento e alle scuse della governatrice per l'uso della forza potenzialmente letale da parte della polizia durante le proteste di mercoledì, tra lacrimogeni e proiettili gomma, soprattutto contro studenti.

"Dobbiamo dire al governo che la gente di Hong Kong insisterà e non sospenderà le proteste verso il governo a meno che non maturi il ritiro definitivo del provvedimento",ha scandito Sham.

La polizia è stata criticata e il suo capo, Stephen Lo, ha difeso l'azione dei suoi uomini, ricevendo ieri la solidarietà di Lam che, con "profondo dolore e rammarico", non s'è spinta fino a scusarsi per la durezza contro gli studenti. I media locali hanno riferito che la governatrice ha visto il vicepremier cinese Han Zheng, responsabile degli affari di Hong Kong e uno dei 7 membri del potente Comitato permanente del Politburo del Partito comunista cinese. Un "gabinetto di guerra" tra Hong Kong e la vicina Shenzhen per trovare una via d'uscita alla crisi. Lam ha glissato sia sulla vicenda sia su una domanda di sue possibili dimissioni. "Ho ancora molto da dare coi miei 40 anni di esperienza nella città", ha replicato, osservando come Pechino sia stata "molto di supporto". Se è vero che la sua carica è legata alla Cina, "chi la ricopre deve rispondere alla Basic Law (costituzione, ndr) e alla gente di Hong Kong". Dopo il convinto via libera espresso alla norma, Pechino ha manifestato "sostegno, rispetto e comprensione" per la decisione del governo di Hong Kong di rinviare la discussione, assicurando in una nota del ministero degli Esteri che andrà avanti "a supportare con fermezza" la governatrice al fine di salvaguardare la prosperità e la stabilità dei territori.


Al di là delle forme, è lecito immaginare l'irritazione della leadership cinese alle prese con una fase molto difficile, tra la guerra commerciale con gli Usa e l'economia che rallenta.

Meglio, quindi, la ritirata in una battaglia e la chiusura della grana Hong Kong, quasi cercata: è possibile che Pechino, col clamore internazionale suscitato, temesse che la questione approdasse al G20 dei leader di Osaka del 28-29 giugno, mettendo il presidente Xi Jinping in deciso imbarazzo.

ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA