I coniugi restano in carcere



NAPOLI.All’udienza di convalida del fermo hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere motivando tale scelta con la necessità di approfondire la lettura degli atti dell’indagine. Ma si sono detti disponibili a rendere interrogatorio davanti ai pm della Direzione antimafia. E in tarda mattinata il gip ha emesso il provvedimento: restano in carcere Mario di Leva eAnnamaria Fontana, la coppia di coniugi di San Giorgio a Cremano(Napoli)convertita all’Islam e accusata di un traffico internazionale di armi con la Libia e l’Iran, due paesi sottoposti all’embargo stabilito dall’Unione Europea.

Il gip del Tribunale diNapoliLuisa Toscano ha condiviso le accuse contestate nel decreto di fermo firmato dai pm della Dda Catello Maresca e Maurizio Giordano ed eseguito martedì dalla Guardia di Finanza di Venezia.

Il giudice non ha convalidato il fermo (non ravvisando un concreto pericolo di fuga, che era stato evidenziato dalla procura con la sottolineature che la richiesta di arresto inviata all’ufficio gip nel luglio scorso non aveva avuto ancora esito) ma ha riconosciuto sia la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza sia il rischio di reiterazione dei reati.

Ora si attende il provvedimento nei confronti del terzo indagato finito martedì in carcere: Andrea Pardi, amministratore delegato della Società Italiana Elicotteri, già coinvolto negli anni scorsi un un’altra inchiesta su traffico di armi e reclutamento di mercenari tra Italia e Somalia. Per lui dovrà infatti pronunciarsi, probabilmente oggi, il gip del Tribunale di Roma,doveè avvenuto il fermo.

Già dopo la conclusione dell’udienza di convalida, svoltasi nel carcere di Poggioreale, i pm Maresca e Giordano hanno avviato gli interrogatori. Annamaria Fontana è stata ascoltata per diverse ore, oggi sarà il turno del marito, che dopo la conversioneallareligionemusulmana assunse il nome di Jaafar. I due avrebbero avuto intensi contatti in paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. Intensi soprattutto i rapporti con l’Iran e con l’ex presidente della Repubblica islamica, Mahmud Ahmadinejad.

In diverse fotografie, sequestrate dagli inquirenti, compaiono accanto all’ex premier in occasioni conviviali. La coppia, secondo l’accusa, aveva intessuto legami sia con ambienti dei miliziani libici, tra cui esponenti di rilievo dell’Isis, sia con l’Iran: la plurisecolare contrapposizione tra sunniti e sciiti non avrebbe avuto alcuna influenza sugli affari.

Jaafar e Annamaria avrebbero promosso la fornitura di eliambulanze (trasformate poi in elicotteri ad uso militare), elicotteri d’assalto, fucili mitragliatori, missili terra-aria, missili anticarro, macchinari per la fabbricazione di munizioni.Per quanto non ostentassero ricchezza - sostengono gli inquirenti - hanno depositato ingenti somme di denaro su conti esteri.


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