I curdi iracheni verso l’indipendenza



KURDISTAN/I RISULTATI DEL REFERENDUM ATTESI PER OGGI. TURCHIA E IRAN MOSTRANO I MUSCOLI

BEIRUT/BAGHDAD. Senza incidenti di rilievo, si è svolto in tutto il Kurdistan iracheno e nelle regioni contese l'atteso quanto controverso referendum per l'indipendenza curda: i risultati sono attesi per oggi, e ieri e Iran mostrano i muscolisera, alla chiusura dei seggi, è stato preventivamente imposto il coprifuoco nella città petrolifera di Kirkuk. Il referendum è osteggiato da Baghdad così come da quasi tutta la comunità internazionale (Israele è tra i pochi a favore), in particolare dalle potenze regionali coinvolte nella questione curda, come Turchia e Iran. Sia Ankara che Teheran, forti del sostegno esplicito di Mosca (il presidente Vladimir Putin è atteso giovedì nella capitale turca) hanno ammassato truppe ai rispettivi confini con il Kurdistan iracheno. E il parlamento turco ha approvato l'eventuale dispiegamento dei militari fuori dai confini nazionali. Il presidente turco Tayyep Erdogan, che da anni sostiene il governo curdo- iracheno di Massud Barzani ma che non tollera i venti indipendentisti curdi nella regione, ha esplicitamente detto che le forze militari al confine "non sono lì per caso. Possiamo arrivare (oltre frontiera) anche di notte". Erdogan ha ordinato la chiusura dello spazio aereo con il Kurdistan e minacciato di imporre sanzioni, come la chiusura degli oleodotti. In maniera meno muscolare, ma altrettanto decisa, l'Iran ha confermato di essere contrario a ogni forma di disgregazione della "unità nazionale irachena". Teheran ha accolto la richiesta di Baghdad di chiudere lo spazio aereo con il Kurdistan e ha avviato esercitazioni militari al confine. Da parte di Erbil, dopo che Barzani aveva detto ieri che "il partenariato fallimentare con Baghdad è ormai finito", il premier Nachirvan Barzani (nipote del presidente) ha assicurato oggi che col referendum "non si vuole ridisegnare i confini" e che questa iniziativa non porterà a una indipendenza immediata. In ogni caso, come già detto dal presidente Barzani, da oggi le autorità di Erbil avranno dalla loro l'inedita legittimità di negoziare l'indipendenza "in nome del popolo del Kurdistan". Le trattative, ha detto Barzani, potranno durare due anni o due mesi: dipenderà dalla volontà del governo iracheno. Sebbene il risultato del referendum non sia vincolante, le autorità curdo-irachene considerano legittimo il loro controllo su zone che non sono mai state dichiarate autonome da Baghdad. Si è infatti votato dalle 8 alle 18 non solo nel Kurdistan autonomo, ma in tutti quei territori di fatto passati sotto il controllo militare e politico di Erbil tra il 2013e il 2014, durante la guerra per contrastare l'avanzata dell'Isis: si è votato in alcuni distretti di Ninive, di cui Mosul - ex roc- caforte Isis - è capoluogo, e altri della regione orientale di Diyala, confinante con l'Iran. Baghdad ha risposto con una serie di misure approvate dal parlamento iracheno, tra cui il dispiegamento delle truppe federali in tutti i territori contesi, come Kirkuk, la sospensione delle attività di ogni compagnia pubblica, in particolare di quelle petrolifere, nelle zone contese, la sospensione dell'erogazione dei salari ai dipendenti pubblici.


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