I giovani boss di Suburra



TV/LA NOSTRA ROMA DISSOLUTA, DA DOMANI IN 190 PAESI LA PRIMA SERIE ITALIANA DI NETFLIX

ROMA. Roma non si governa al massimo la si amministra”. “Non c’è più niente di sacro”. ‘Suburra - La serie’, primo prodotto interamente italiano targato Netflix (prodotto da Cattleya in collaborazione con Rai Fiction, andrà in onda su Rai2 tra 15 mesi), sarà disponibile sulla piattaforma a partire dal 6 ottobre. Attesi sono 100 milioni di abbonati davanti allo schermo sparsi in 190 Paesi. Michele Placido, con Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi dietro la macchina da presa dei 10 episodi basata sul film di Stefano Sollima e tratta dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, supervisione editoriale Daniele Cesarano e Barbara Petronio. La Chiesa, lo Stato e la criminalità organizzata si scontrano, confondendo così i limiti della legalità e dell’illecito nella loro feroce ricerca del potere. Al centro della storia tre giovani uomini: Numero 8, Spadino e Lele, diversi per origine, ambizioni e pas- sioni, che saranno chiamati a stringere alleanze per realizzare i loro più profondi desideri. E a tornare nei panni di Numero 8, dopo essere già stato nel cast del film, è il padrino-cerimoniere della Mostra di Venezia, Alessandro Borghi. “Ho dovuto smontare il Numero 8 del film e ricostruirne un altro meno consapevole del concetto di potere e di come maneggiarlo,visto che il personaggio nella serie è molto più giovane e inesperto, oltre che inserito in dinamiche familiari”, dice Borghi che nella serie ha una sorella ‘forte’ di nome Livia (Barbara Chichiarelli). L’attrice racconta: “Ci siamo trovati molto bene con Alessandro e tutto il gruppo a lavorare” io nella vita sono allenata da anni a fare la sorella maggiore”. Roma è al centro di questa storia, dove elementi di realismo vanno a fondersi con quelli della fiction e del racconto, “ma attenzione a parlare di fantasy- precisa Placido -anche se non è un manuale sempre al vissuto ci si ispira”. Suburra: La serie si presenta come un racconto di formazione in cui vediamo i protagonisti giovani, prima che tutto ebbe inizio. Alessandro Borghi dice di essere stato aiutato dal trucco e dalla capigliatura ma di aver fatto un lavoro di sottrazione per intepretare un ruolo più giovane rispetto al film, il risultato è pura qualità: nei panni del giovane Numero 8, qui semplicemente Aureliano Adami (ucciso nel film),viene riportato in vita. Violento e con poca testa, ma assai fragile dovrà combattere prima di tutto contro se stesso per imparare come si scala il potere della malavita. Con Spadino lo zingaro (un eccellente Giacomo Ferrara) e Lele affascinato dai soldi (Eduardo Valdarnini) un’alleanza per mettere a ferro e fuoco la città. “Tre personaggi diversi per origine - aggiunge Giacomo Ferrara - ambizioni e passioni si mettono insieme per realizzare i loro desideri più profondi. Ho visitato anche dei campi per incontrare delle comunità sinti. Io avevo un coach vicino per tradurre perchè è impossibile ricordare quella lingua”. Lele è un nuovo personaggio. Ma se è facile cedere al fascino criminale, diverso è sopravvivere a pugni e cazzotti. È figlio di un poliziotto, ma è nei guai con il Samurai (che nella pellicola aveva il volto di Claudio Amendola mentre qui ha quello di Francesco Acquaroli che confessa di non aver voluto vedere prima delle riprese il film di Sollima per non farsi condizionare). Filippo Nigro è un consigliere comunale alle prese con un piano regolatore e che per lui rappresenta lo strumento per fare quel “salto” che la politica e gli ideali non gli hanno mai permesso di fare. “Una volta che hai fatto il salto dall’altra parte tutto cambia rapidamente senza che te ne accorgi”. Santa e dissoluta, Roma ama e non perdona, Roma ti divora come un barracuda” canta Piotta in 7 Vizi Capitale che chiude ogni puntata. Racconto di formazione, è stata definita all’anteprima alla MostradelcinemadiVenezia.Lecolpedei padri ricadono sui figli. I propri o quelli degli altri. Alcuni finiscono anche con l’uccidere i loro padri.


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