I mafiosi bussano a denari



VIA D’AMELIO/I BOSS SCAGIONATI CHIEDONO UN MAXIRISARCIMENTO ALLO STATO

PALERMO. Nelle motivazioni della sentenza dell’ultimo processo sulla strage di via d’Amelio i giudici parlarono del depistaggio più grave della storia repubblicana. Indagini pilotate, falsi pentiti costretti a mentire sono costati condanne all’ergastolo a otto persone che nell’attentato al giudice Paolo Borsellino non ebbero alcun ruolo. Per il depistaggio il 20 settembre si troveranno davanti al gup Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, i funzionari di polizia, che appartenevano al pool che indagò sulla strage e che, secondo la Procura di Caltanissetta, imbeccarono sedicenti collaboratori di giustizia inducendoli a fornire una verità di comodo. Ai tre poliziotti e al ministero dell’Interno e alla Presidenza del Consiglio cinque degli 8 mafiosi ingiustamente condannati all’ergastolo e poi assolti nel processo di revisione presentano ora il conto. Ed è un conto salato: cinque milioni di euro solo a titolo di provvisionale. I mafiosi Cosimo Vernengo, Giuseppe La Mattina, Gaetano Murana, Gaetano Scotto e Natale Gambino, scagionati dall’attentato anche grazie alle rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza che ha ricostruito la verità sulla fase esecutiva dell’eccidio, saranno parti civili all’udienza preliminare a carico dei tre poliziotti imputati del depistaggio dell’inchiesta. E, attraverso i loro legali, hanno citato come responsabili civili il ministro dell’Interno e la Presidenza del Consiglio. Le citazioni a Palazzo Chigi e al Viminale, sono state notificate dai penalisti Rosalba Di Gregorio, Giuseppe Scozzola e Giuseppe D’Aquì, all’avvocatura dello Stato. I cinque ingiustamente condannati, alcuni dei quali hanno trascorso 18 anni al carcere duro, chiedono una provvisionale di un milione di euro ciascuno. Prima della celebrazione dell’udienza

preliminare a carico dei tre poliziotti, i legali hanno depositato l’atto di costituzione di parte civile. Costituzione che è stata notificata ai tre imputati. Successivamente gli avvocati hanno chiesto al gup di Caltanissetta l’autorizzazione a citare i responsabili civili. Il giudice ha dato l’assenso e

sono partite le notifiche all’avvocatura dello Stato


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