I pm bacchettano i vertici



MILANO. Sarebbe stata una “inspiegabile sottovalutazione” che ha “facilitato l’inserimento di soggetti indagati per gravi reati in una società a partecipazione pubblica” quella dei vertici di Fiera che, tramite la sua controllata Nolostand, ha affidato lavori al consorzio Dominus, il cui amministratore di fatto era Giuseppe Nastasi, uomo, per altro, ritenuto vicino alla famiglia mafiosa degli Accardo, a sua volta vicina a quella di Messina Denaro.

Sono chiari i pm della Dda milanese nella loro proposta, poi accolta, di commissariamento della società specializzata in allestimenti e controllata da Fiera Milano avanzata nell’ambito dell’indagine che mercoledì ha portato all’arresto di 11 persone, tra cui appunto Nastasi, il suo socio e stretto collaboratore Liborio Pace e l’ex presidente dei penalisti di Caltanisetta Danilo Tipo.

Mentre ieri sono cominciati gli interrogatori di garanzia nel carcere di San Vittore, le carte dell’indagine mostrano alcune crepe nel sistema dei controlli nei confronti di chi si è aggiudicato gare anche rilevanti. Come quelle che si era accaparrato il consorzio Dominus al centro dell’inchiesta coordinata dal responsabile della DdamilaneseIldaBoccassiniedaipmPaoloStorari e Sara Ombra e condotta dal Gico della Guardia di Finanza. Come riporta il provvedimento con cui si commissaria Nolostand, i pm nella loro istanza annotano che “non avevano ragion d’essere i continui colloqui programmatici e gestionali esistenti (...) tra esponenti Fiera e il duo Nastasi- Pace, se non in virtù della consapevolezza della proprietà di fatto del Consorzio ascrivibile proprio” a Giuseppe Nastasi. Formalmente il titolare risultava il padre Calogero, ora agli arresti domiciliari.

Dopo di che la constatazione della Procura: “Tale (inspiegabile) sottovalutazione ha di fatto facilitato l’inserimento di soggetti indagati per gravi reati in una società a partecipazione pubblica, agevolando in tal modo l’attività di soggetti indiziati

(anche) per i reati di associazione di tipo mafioso e riciclaggio”. I due infatti, sottolinea il Tribunale nel provvedimento di amministrazione giudiziaria, “avevano quali interlocutori privilegiati, Enrico Mantica, in qualità di direttore tecnico ed ex amministratore delegato di Nolostand Spa, per la risoluzione di problematiche lavorative a carattere operativo, e Marco Serioli” ad sempre della controllata di Fiera spa “per la sfera amministrativa e gestionale. Dopo la sostituzione di Serioli - si evidenzia - Nastasi ha intrattenuto rapporti anche con il nuovo amministratore delegato”.

Mantica per altro, come emerge da una intercettazione del novembre 2015, chiede “aiuto” a Nastasi “per sistemare due situazioni contabili ‘un po’ delicate”. A questa “inspiegabile

sottovalutazione” si è poi aggiunta, si legge sempre nelle carte, “la capacità degli indagati di aggirare sia icontrolliistituzionalisvoltidallaDiaedallaPrefettura, cheleprocedurediinternalaudit”grazieall’“utilizzo di prestanome a capo del consorzio Dominus, di fatto pienamente gestito” da Nastasi e Pace, “nonché delle singole consorziate”.

Controlli e verifiche che, seppur formalmente attivate, non hanno”, quindi, “evidenziato anomalie”. Tant’è che una nota dello scorso 8 giugno depositata dalla Procura segnala una “perdurante presenza di personale del consorzio Dominus intento a lavorare all’interno degli allestimenti presso il polo di Rho-Fiera Milano”.


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