I primi 100 giorni di Hillary


CASA BIANCA/LE PREVISIONI DEL NYT: IMMIGRAZIONE, ECONOMIA E TOCCO FEMMINILE


WASHINGTON. C’è chi dice che Hillary Clinton si prepara ‘da sempre’ a vestire i panni di ‘Madame President’ e che ha quindi avuto tutto il tempo di ‘pensarè una ‘amministrazione Hillary’ che lasci il segno nella Storia degli Stati Uniti. E in questo fondamentali sono i primi passi una volta nello Studio Ovale.

Così, con l’avvicinarsi dell’election day di novembre va delineandosi anche la ‘vi- sione di Hillary’, al punto che il New York Times, con l’aiuto di fonti vicine alla can- didata democratica, tenta di prevedere quali saranno le mosse nei primi 100 giorni di Hillary presidente. Intanto la ‘svolta al femminile’: con tutta probabilità infatti la prima donna presidente degli Stati Uniti vorrà diverse donne nel suo governo e in questo senso potrà ‘allinearsi’ ad altri col- leghi nominando il 50% di donne nella sua amministrazione. Non sarebbe una novità assoluta, piuttosto una conferma di una tendenza già consolidata (in Canada con Justin Trudeau, in Italia con Matteo Renzi), ma senza precedenti negli Stati Uniti.

Si prevede poi che Hillary parta subito con una proposta di riforma sull’immigra- zione, considerata la centralità del tema assunta in campagna elettorale e nella sfida con Donald Trump, e che torni ad indi- care la ‘via di mezzo’ proponendo un per- corso di accesso alla cittadinanza. Propo- sta nemmeno troppo radicale in assoluto visto che interventi di questo tipo sono stati in passato adottati anche da presi- denti repubblicani.

Su questo tema in particolare Hillary cercherà di mediare, sfoderando le sue note capacità da ‘negoziatore’ per raggiun- gere una sorta di pace con i repubblicani. Se ciò non fosse possibile però sarebbe pronta ad adottare decisioni esecutive, così come sul controllo delle armi. Come ha già fatto Barack Obama del resto, con la differenza però che Hillary spera in meno ostilità al Congresso, contando sulle urne per ridimensionare il dominio repubblicano a Capitol Hill che ha ‘avvelenato’ l’aria a Washington in questa coda di mandato Obama.

Si nota poi come con tutta probabilità punterà sulle infrastrutture per dare se- guito alle promesse in campo economico,

possibilmente con un piano miliardario per immettere linfa nel settore e creare posti di lavoro. E poi tenterà di prendere le distan- ze da Wall Street: se gli americani doves- sero scegliere lei alla guida del Paese l’elet- torato democratico si aspetterà un segnale forte ed inequivocabile. Per cominciare allora Hillary potrebbe partire dal ‘recluta- mento’ di talenti, ignorando il mondo della finanza newyorchese e guardando alla Si- licon Valley. Magari anche affidando un dicastero a Sheryl Sandberg di Facebook o a Tom Cook di Apple che diventerebbe il primo ministro apertamente gay.

Con Hillary alla Casa Bianca cambierebbe poi lo ‘stile’ di ‘fare business’: nien- te accordi sul green in lunghi pomeriggi passati sui campi da golf, ma un ritorno alle care vecchie conversazioni a porte chiuse con in mano un drink, con democratici e repubblicani insieme, come ai tem- pi di Ronald Reagan e Lyndon B. John- son.

Attenzione al ‘first gentleman’ però: il consiglio è per l’ex presidente Bill Clinton di mantenere un basso profilo, per evitare danni già in partenza, l’ultima gaffe del- l’incontro con il ministro della Giustizia Loretta Lynch nel bel mezzo dell’inchiesta in corso sull’‘emailgate’, insegna


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