I salari crescono, ma meno dei prezzi



Lavoro/Stesso risultato del 2016. Sempre più lontana la ripresa dei consumi

ROMA. L'inflazione corre più veloce dei salari. Il traguardo della ripresa dei consumi diventa sempre più lontano, visto che a risentirne è il potere d'acquisto degli italiani. Nel 2017 le retribuzioni medie orarie rilevate dall'Istat sono cresciute solo dello 0,6%, a fronte di un aumento dell'inflazione doppio (+1,2%). Per i salari si tratta dello stesso risultato raggiunto nel 2016, ossia l'incremento più basso mai registrato negli ultimi 35 anni. La deflazione allo 0,1% con cui si è chiuso il 2016 però aveva aiutato, almeno in parte, a rimpolpare il potere d'acquisto dei lavoratori. La situazione del 2017 si è invece aggravata a causa del, seppur lieve, aumento dei prezzi al consumo. Guardando ai singoli settori si scoprono altri record negativi. Le retribuzioni dell'industria (+0,4%) e dei servizi privati (+0,8%), non sono mai cresciute così poco dal 1982 e anche l'attesa media dei lavoratori per il rinnovo dei contratti scaduti (71,5 mesi) è il tempo più lungo mai registrato dal 2005. I contratti in attesa di rinnovo a fine dicembre sono 35 e riguardano 5,3 milioni di lavoratori (il 41,3%). A pesare sul risultato generale però sono i dati della pubblica amministrazione, in cui tutti i dipendenti risultano con il contratto scaduto dalla fine del 2009, perciò i loro mesi di vacanza contrattuale arrivano a quota 96. L'accordo per il rinnovo del contratto degli statali, con un aumento medio mensile di circa 85 euro lordi, è stato firmato solo lo scorso 19 gennaio e non rientra quindi in questi calcoli dell'Istat. I dati italiani di fine anno su contratti e salari non fanno che riflettere gli allarmi globali già lanciati nei mesi scorsi dagli organismi internazionali. Se infatti a ottobre il presidente della Bce, Mario Draghi, sui salari si espri- meva con un netto "non ci siamo", a settembre anche il Fondo monetario internazionale aveva fatto notare che la crescita delle retribuzioni è ancora bassa rispetto ai livelli precrisi."È evidente che se le tariffe aumentano ogni anno, mentre gli stipendi restano al palo, i consumi non potranno mai decollare", fa notare il presidente dell'Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona, suggerendo che per questo motivo bisognerebbe intervenire a livello legislativo, "ripristinando meccanismi automatici, come la scala mobile all'inflazione programmata". Dei segnali positivi potrebbero arrivare dall'occupazione dei prossimi mesi. Tra gennaio e marzo, le aziende prevedono l'assunzione di circa 1,2 milioni di lavoratori con una concentrazione del 60% al Nord. La stima del bollettino Excelsior di Unioncamere e Anpal tiene conto però solo delle attivazioni di rapporti di lavoro e non anche delle cessazioni che si verificheranno in quello stesso periodo, manca quindi un saldo tra entrate e uscite. I più richiesti a gennaio sono gli addetti alle vendite e alla ristorazione, i più difficili da trovare: montatori, riparatori e manutentori. La difficoltà a reperire le persone più adatte all'azienda riguarda il 25,1% delle offerte di lavoro.


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