I tanti volti del successo


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RIO DE JANEIRO. Più che mai sono state le olimpiadi degli intramontabili Usain Bolt e Michael Phelps, ma anche degli ori italiani Elia Viviani, Gregorio Paltrinieri, Niccolò Campriani e Fabio Basile, degli argenti Daniele Lupo e Paolo Nicolai, Tania Cagnotto e Francesca Dallapé, oltre a quello, molto pesante, di Rachele Bruni. Intramontabile Bolt: con la vittoria alla staffetta 4x100, la freccia giamaicana ha messo a segno la terza tripletta consecutiva, 100, 200 e staffetta, dopo Pechino e Londra, conquistando la nona medaglia olimpica. Ancora più impressionan- te, se possibile, il bottino del pescecane di Baltimora: 5 ori e un argento a Rio, portando il totale del suo medagliere da record assoluto a 23 ori, 3 argenti e 2 bronzi, a 31 anni e in cinque olimpiadi, con il record degli otto ori a Londra. Sempre in piscina, hanno segnato i giochi di Rio gli ori di Simone Manuel (100 sl e staffetta 4x100 misti), la prima nuotatrice nera americana a salire sul più alto gradino del podio, e di Tony Ervin, tornato all'oro sui 50 sl dopo Sidney 2000, e una lunga pa- rentesi di vita vissuta fuori dalle righe. E, soprattutto le medaglie di Kathy Ledecky, la più forte in questo momento, 4 ori e un argento. In atletica, oltre a Bolt, hanno lasciato il segno Wayde van Niekerk, nuovo campio- ne olimpico e soprattutto nuovo primatista mondiale dei 400: ha polverizzato il record di Michael Johnson che reggeva dal 1999, portandolo da 43"18 a 43"03. Indimenticabile il tuffo di Shaune Miller al traguardo dei 400 metri femminili: così ha conquistato l'oro battendo l'americana Allyson Felix. Tra gli italiani ha colpito in particolare Daniele Lupo, medaglia d'argento di beach volley insieme con Paolo Nicolai. Guarito da un tumore, il giovane beacher di Fregene, 25 anni, ha fatto una prestazione strabiliante in finale contro i brasiliani nell'impossibile arena di Copacabana, meritandosi il ruolo di portabandiera degli azzurri nella cerimonia di chiusura: raccogliendo il testi- mone da una Federica Pellegrini ormai al tramonto. Tra le medaglie azzurre più emozionanti è stata l'oro vinto da Elia Viviani nell'omnium maschile di ciclismo su pista: il giovane veronese, in testa, cade nella decisiva gara a punti, ma resiste e contrattacca fino all'ultimo, battendo il suo rivale britannico Mark Cavendish. Il primo oro 'pesante’ italiano è stato quello di Fabio Basile nel judo 66 kg. Hanno impressionato il doppio oro di Niccolò Campriani, i suoi nervi saldi, la sua calma, la sua normalità di atleta della porta accanto: primo nella carabina 50m 3 posizioni, primo nella carabina ad aria 10m. Pesantissimo anche l'oro vinto nei 1.500 m sl da Gregorio Paltrinieri, che ha tentato di battere il record del mondo, al quale si è avvicinato. Sarà per una prossima volta, anche perché su quella distanza l'atleta di Carpi, tifoso sfegatato della Juventus, è al momento senza rivali. Lascia la scena con grande soddisfazione Tania Cagnotto, avendo conquistato prima del suo ritiro agonistico le agognate medaglie sfiorate a Londra 2012. La bolzanina ha ottenuto il bronzo nel trampolino 3 m, e l'argento, sempre sui 3 m, insieme con Fran- cesca Dallapé nel sincro femminile. Ma c'é una medaglia che 'pesa’ in modo particolare sulla società italiana, che verrà ricordata dagli attivisti come una tappa miliare nella conquista dei diritti civili. È l'argento di Rachele Bruni nella maratona nuoto 10 km femminile. La medaglia, Rachele l'ha dedicata alla compagna Diletta. Non è stato un coming out, ma il regalo alla compagna di una vita.


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