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I “trumpisti” contro le dem



PER LA RIELEZIONE DONALD SCOMMETTE SULLA RAZZA E LO SPETTRO DEL SOCIALISMO

WASHINGTON. “Rimandale a casa”: è il coro scandito dalla folla di fan quando Donald Trump ha nuovamente attaccato in un comizio in North Carolina le quattro deputate democratiche progressiste di colore e di origine straniera, ignorando la fresca condanna della Camera. La sua base ha sposato subito i tweet razzisti in cui le invitava a tornare “nei posti corrotti e in- festati dal crimine da cui sono venute”, dimenticando che tre di loro sono nate negli Usa. Silenzio finora da Melania (nata in Slovenia) e da Ivanka. “Send her back”, hanno urlato i suoi sostenitori in particolare quando ha evocato il nome della ex rifugiata somala musulmana Ilhan Omar, l’unica delle quattro nata all’estero.


Probabilmente sarà uno dei refrain della campagna del tycoon. Un po’ come il “Lock her up” (arrestatela) quando Trump attaccava Hillary nella campagna del 2016. Il presidente le ha nominate una a una, mentre la folla rispondeva con un ‘buuu’ per ognuna di loro. Nel caso della più nota e carismatica, Alexandra Ocasio-Cortez, ha detto che “non ho tempo per pronunciare tre nomi, la chiameremo Cortez”.


Queste ideologhe di sinistra vogliono distruggere la nostra costituzione, sopprimere i valori su cui è stato costruito il nostro magnifico Paese”, ha tuonato, accusandole di odiare gli Usa. “Questa sera noi rinnoviamo la nostra determinazione a non veder diventare l’America un Paese socialista”, ha aggiunto, cantando poi vit- toria dopo che la Camera ha affossato una risoluzione di impeachment per razzismo, presentata da un cane sciolto dei dem e messa ai voti per la prima volta.

“L’impeachment è finito”, ha esultato, anche se tecnicamente è solo un rinvio, mentre proseguono le inchieste parlamentari sulle ipotesi di abuso di potere, ostruzione della giustizia ed altri reati. Ma ormai il tycoon ha deciso di tirare dritto e giocarsi la rielezione scommettendo sulla questione razziale, sulla lotta all’immigrazione e sullo spettro del socialismo se vincessero i democratici, che ha schiacciato sulle posizioni delle deputate attaccate. “Pen- so che vincerò la battaglia politica, e di molto”, ha detto.

E’ dalla campagna del candidato presi- denziale democratico (segregazionista) George Wallace nel 1968 che la questione razziale non era così al centro della contesa elettorale.


Trump e il suo staff pensano che la strategia incendiaria porti più benefici che rischi, come stanno dimostrando i sondaggi. Il presidente, spiegano gli analisti, ha trasformato le quattro deputate super liberali nella faccia del partito democratico e attacca più loro che i suoi rivali nella corsa alla Casa Bianca. L’interrogativo è se riuscirà a continuare con successo questo gioco per 16 mesi.

Il suo obiettivo non è allargare il suo consenso: quelli che lo considerano un razzista o un inetto non lo voteranno in ogni caso. Lui vuole tenersi stretta la sua base e costringere i moderati e quelli che si erano astenuti a sostenerlo spaventandoli con l’agenda progressista dei dem, quella delle frontiere aperte. Una campagna che rischia di diventare “razzismo” contro “socialismo”.

Il tycoon fa leva sull’America bianca e rurale che teme di perdere l’identità e diffida di un’eccessiva apertura al resto del mondo. La vera sfida, ammettono i sondaggisti repubblicani, sarà nei territori di mezzo, nell’America suburbana, dove in particolare le donne laureate hanno regalato ai democratici la vittoria alla Camera nelle elezioni di Midterm.

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