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I vertici di Vivendi indagati a Milano



SCALATA A MEDIASET/ACCERTAMENTI DELLA CONSOB IN CORSO. IN BORSA SCIVOLA IL GRUPPO FRANCESE

MILANO. Vincent Bolloré e soprattutto l'amministratore delegato Arnaud de Puyfontaine, sul quale per il ruolo più operativo i magistrati potrebbero puntare maggiormente per avere chiarimenti, sono stati iscritti nel registro degli indagati a Milano nell'inchie- sta sulla scalata a Mediaset dopo una denuncia della Fininvest sull'ipotesi di manipolazione del mercato. L'iscrizione è stata fatta nelle settimane scorse ed è una sorta di 'atto dovuto' dopo la denuncia con ipotesi circostanziate per poter ascoltare in futuro i vertici di Vivendi ed è chiaramente un punto a favore del Biscione nel braccio di ferro con i francesi. Mentre il ministro allo Sviluppo economico Calenda annuncia norme 'anti razzie' a tutela dei gruppi italiani sulla falsariga di quanto già esiste in Francia e Usa, Vivendi ribadisce che "l'iscrizione non in-dica in alcun modo un'accusa contro qualcuno e nasce da un esposto senza fondamento e illegittimo depositato dai Berlusconi". Il Biscione tace mentre l'avvocato di Fininvest, Niccolò Ghedini, ribatte che la Procura di Milano ha "autonomamen- te valutato meritevoli di iscrizione a notizia di reato coloro che per Vivendi hanno posto in essere le condotte descritte nell'esposto", che contiene anche altri nomi ed è quindi probabile che Bolloré e de Puyfontaine non siano gli unici nel registro degli indagati della Procura milanese. La tesi di Mediaset e Finin- vest, che hanno anche avviato una causa civile contro Vi- vendi per l'esecuzione del contratto di acquisto di Premium e per danni con una prima udienza fissata il 21 marzo, è che dall'inizio i francesi puntassero al Biscione e che il 'deal' su Premium fosse una sorta di cavallo di Troia. L'idea è che Vivendi abbia voluto prima far abbassare il valore del titolo Mediaset (sceso del 20% in luglio quando emerse il contrasto) per poi acquistare a prezzi vantaggiosi in dicembre, quando le azioni del Biscione volarono di oltre il 60% sull'onda della scalata dei francesi, ora al 29,9% dei diritti di voto. Fininvest è poco sotto il 40% dei diritti di voto (esattamente al 39,7%) e al momento si sente abbastanza sicura del controllo, mentre Vivendi - prima che emergesse la 'grana' milanese - faceva sapere tramite un'intervista a Les Echos dello stesso De Puyfontaine che il gruppo francese vuole sempre un accordo e che è disposto a rimanere anche come secondo azionista in Mediaset. Un'intesa resta lo scenario finale più probabile, anche se con tempi lunghi e dai dettagli tecnici molto complicati, ma intanto gli accertamenti di Consob, che lavora anche in collaborazione con la Procura, sono tutt'ora corso. Ovviamente la Borsa ha reagito male alla china giudiziaria che potrebbe prendere la vicenda, anche se al momento appaiono lontane eventuali convocazioni dei vertici di Vivendi. Il titolo del gruppo francese, complici anche conti annunciati alla vigilia a mercati chiusi sui quali pesa l'andamento di Canal+, a Parigi ha concluso in calo del 3,9%, mentre in Piazza Affari quello del Biscione ha se- gnato un ribasso dell'1,3%, facendo leggermente peggio del listino generale. Scarsi gli influssi di voci ancora smentite di trattative in corso tra Mediaset e Sky per la cessione di Premium a quest'ultima.


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