I vertici dietro la “manina”



CASO CUCCHI/LE INTERCETTAZIONI SVELANO LE PRESSIONI DEI SUPERIORI PER CAMBIARE I REFERTI

ROMA. “Questi vogliono arrivare ai vertici". Emerge dalle intercettazioni allegate alla nuova inchiesta sul caso di Stefano Cucchi, il timore che il nuovo procedimento possa risalire alla scala gerarchica interna all'Arma che ha ordinato di modificare l'annotazione sullo stato di salute del geometra morto nell'ottobre del 2009. A parlarne anche Francesco Di Sano, piantone della caserma di Tor Sapienza dove Cucchi venne portato dopo il pestaggio alla caserma Casilina. Riferendosi al lavoro degli inquirenti, aggiunge: "pensano" che i vertici "hanno nascosto qualche cosa, ma ci posso entrare io carabinericchio di sette anni di servizio a fare una così grande?". Parlando di Cucchi, l'indagato sostiene che per lui "era un detenuto come tutti gli altri. Io ho fatto più del mio dovere, l'ho fatto in maniera impeccabile...io ho eseguito un ordine in buona fede". L'oggetto delle comunicazione resta l'annotazione di servizio modificata su ordine dall'alto. "Loro mi dicevano non cambia nella sostanza perché è scomparso questo, i dolori al costato sono diventati dolori alle ossa. Per un motivo 'x' hanno voluto cambiare l'annotazione - aggiunge -, io questo non lo posso sapere. Se volevano nascondere qualcosa, o perché era scritta male la mia annotazione o perché l'avevo scritto con i piedi...se un mio superiore, in caso di specie in primis il mio comandante di stazione, perché io non parlo congli ufficiali, non è che potevo parlare con il colonnello, c'è una scala gerarchica. Io l'ordine l'ho ricevuto dal comandante di stazione, la mail l'ha ricevuta lui". Nel corso della telefonata il penalista dice al cugino che "sarebbe stato sufficiente che tu avessi detto al pm, alla domanda sulle modifiche dell'annotazione: 'guardi l'ho fatto di mia sponte perché all'epoca ero giovane, siccome ritenevo di avere sbagliato, aderendo di più a quello che effettivamente vedevo'. Sarebbe stato sufficiente che tu dicessi questa cosa". Tra le varie intercettazioni depositate anche quella intercorsa tra Massimiliano Colombo, comandante della stazione di Tor Sapienza parlando al telefono con il fratello Fabio. "Il 23 ottobre del 2009 cioè il giorno del decesso di Stefano Cucchi, è stata pubblicizzata la notizia, perché io mi sono ricordato che in quel periodo c'era pure il caso Marrazzo. Dopo due, tre giorni - afferma - ci chiedono le annotazioni sullo stato di salute di Cucchi. Ilomandante del Gruppo Roma dell'epoca era il colonnello Casarsa, lanciatissimo, che adesso lo capisco, con il senno di poi, e sai cos'è oggi Casarsa? Il comandante dei Corazzieri, al Quirinale sta e poi il generale Tomasone è di Corpo d'Armata, della Ogaden... e chi si trova indagato? il sottoscritto", conclude. Il deposito dei nuovi atti arriva nel giorno in cui nel processo ai cinque carabinieri è stato ascoltato l'infermiere Giuseppe Flauto, che già nel processo a suo carico, in cui fu assolto, ricordò il momento del decesso di Stefano. "Lo trovai disteso su un fianco, con la mano sotto la testa. Sembrava dormire, ma non rispose". Flauto ha ricostruito cronologicamente i suoi 'contatti' con Cucchi. Ma ieri è stato anche il giorno di una 'conciliazione'. Quella tra Riccardo Casamassima, l'appuntato dei carabinieri che con la sua testimonianza fece riaprire l'inchiesta sul decesso di Stefano Cucchi, e l'Arma. "Non ho mai perso fiducia nell'Arma e fraintendimenti sono stati chiariti. Tutto è bene quel che finisce bene", scrive in un post sul suo profilo Fb Casamassima. Spiegando poi di essere stato convocato "presso il comando generale dove mi hanno comunicato che a breve sarò trasferito in una sede più confacente alle mie esigenze familiari. Sarò più vicino a casa e avrò più tempo per stare con la mia famiglia. Grazie alle persone che mi sono state vicine. Grazie all'Arma e alle persone che ho incontrato oggi al Comando


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