I veti frenano la nomina

SOTTOSEGRETARI/PALAZZO CHIGI LAVORA PER CHIUDERE OGGI



di Giampaolo Grassi

ROMA. Il grande affresco delle caselle di governo è lontano dall’essere definito. Ma la fisionomia prende lentamente forma. La necessità di far quadrare le pretese dei partiti, con le aspirazioni dei singoli, i veti incrociati, le proporzioni fra i gruppi parlamentari porta verso una composizione quasi esclusivamente politica della squadra dei sotto- segretari. C’è poi in ballo la questione della rappresentanza femminile, che sta a cuore al presidente del consiglio Mario Draghi. La definizione della compagine è stato trattato anche in qualche chiacchiera a margine del consiglio dei ministri della mattinata. Per le nomine, ci sarà da aspettare un consiglio dei ministri atteso a metà settimana - mercoledì o giovedì - anche se le forze politiche dovranno fornire a palazzo Chigi uno scenario abbastanza chiaro già nelle prossime ore, entro martedì. Di certo, il caos nel Movimento cinque Stelle, con la questione delle espulsioni, complica non poco la vicenda. Tanto che nei corridoi c’è il gioco delle accuse incrociate fra i partiti, con l’uno che attribuisce all’altro la responsabilità dei ritardi nella formazione della squadra. L’indicazione è che nella distribuzione dei sottosegretari venga rispettato il peso dei gruppi parlamentari che hanno votato la fiducia al governo. Sulla base di questo calcolo, al Movimento Cinque stelle dovrebbero spettare 11 o 12 posti. Alla Lega 9. Essendo il secondo partito per consistenza numerica a Camera e Senato, il partito di Salvini ne chiede più del Pd, che aspira a 7, ma potrebbe vedersi costretto a fermarsi a 6. A Forza Italia dovrebbero aspettarne 7. Due a Iv e uno a Leu. In tutto, i posti a disposizione dovrebbero essere una quarantina. La contesa fra i partiti, con le loro esigenze di rappresentanza, produrrà come conseguenza la formazione di una squadra di sottosegretari praticamente tutta politica, salvo - si ragiona sempre in ambienti politici -un tecnico ai Servizi, se Draghi deciderà di non tenere per sé la delega, e uno al Mef, per gestire la riforma del fisco: si parla di Ernesto Ruffini. La scelta dei sottosegretari è appaltata ai partiti, ma Draghi gradirebbe - non smettono di ribadire fonti delle forze politiche di maggioranza - che almeno il 60% fosse donna. E questo può creare dei problemi. Dopo le proteste delle esponenti dem per la mancanza di ministre targate Pd, il partito di Nicola Zingaretti dovrebbe indicare cinque donne su sette. Ma le liste delle altre forze politiche al momento non sarebbero ancora a posto con le quote previste dalla parità di genere auspicata. Per quel che riguarda i nomi, all’Editoria potrebbe restare il Dem Andrea Martella, sostenuto a spada tratta dal suo partito, salvo l’arrivo di un tecnico. Mentre all’Economia vengono dati per confermati Laura Castelli del M5s e Antonio Misiani del Pd. Nel M5s sembra blindato anche Pier Paolo Sileri alla Sanità, mentre Carlo Sibilia dovrebbe avere buone possibilità di restare agi interni. Giancarlo Cancelleri potrebbe andare ai Trasporti, anche se il senatori preferirebbero Agostino Santillo, con l’opzione di Cancelleri al ministero per il Sud. Fra gli altri si fanno i nomi di Alessandra Maiorino per la Disabilità o la Scuola, di Mirella Liuzzi per lo Sviluppo economico, di Stefano Buffagni per la Transizione ecologica, di Luigi Gallo per la Cultura o l’Università. Per gli Esteri sarebbe in corsa Emanuela Del Re, oppure potrebbe esserci la riconferma di Manlio Di Stefano. I pentastellati punterebbero anche al Lavoro, per difendere il reddito di cittadinanza. Tra i leghisti, invece, si citano Stefano Candiani al Viminale, Massimiliano Romeo alle Infrastrutture, Lucia Borgonzoni all’Istruzione, Molteni all’Agricoltura. Nel Pd si parla di Matteo Mauri (ma anche di Enzo Amendola) agli Esteri o Affari Ue) e di possibili riconferme per le uscenti Marina Sereni (Esteri), Anna Ascani (Scuola), Sandra Zampa (Salute), Simona Malpezzi (Rapporti con il Parlamento), Lorenza Bonaccorsi (Cultura), Alessia Morani (Mise), ma anche di novità come Cecilia D’Elia o Marianna Madia. Tra gli azzurri si fanno i nomi dei senatori Francesco Battistoni, Gilberto Pichetto Fratin, Maria Alessandra Gallone, dei deputati Valentino Valentini, Andrea Mandelli, Giorgio Mulè. Intanto resta in sospeso anche l’individuazione del nuovo vicepresidente della Camera, dopo il passaggio di Mara Carfagna al ruolo di Ministro per il Sud. Il voto, atteso per mercoledì, potrebbe slittare, per una contesa fra FI e Lega, nel caso in cui il partito di Salvini rinunci al Copasir per lasciarlo a Fdi.