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Ignorata l’email dall’hotel


RIGOPIANO/SITUAZIONE “PREOCCUPANTE”, SI CHIEDEVA DI PREDISPORRE UN INTERVENTO


PESCARA. La Provincia di Pescara alle 7,00 del 18 gennaio sapeva che Rigopiano era isolata, che un semplice spazzaneve non sarebbe potuto arrivare, e che per raggiungere la struttura sarebbe servita una turbina. L’informazione era arrivata da chi era sulle strade a pulire dalle 3 della notte. Queste informazioni sono nel fascicolo d’inchiesta condotta dalla Procura di Pescara per disastro e omicidio plurimo col- poso. E mentre nel resto dell’Abruzzo tra neve e militari in arrivo, allagamenti, muri di neve, migliaia di persone senza luce, treni bloccati, viabilità sconvolta, l’emergenza arriva al culmine, ecco le quattro scosse di terremoto tra aquilano e reatino che trau- matizzano il già fragile equilibrio. Centinaia le richieste di aiuto arrivate alla Prefettura e alla Provincia, ma ce ne è una che forse viene sottovalutata o almeno valutata come meno urgente delle altre. Tanto che il protocollo della Provincia la farà vedere al presidente Antonio Di Marco il giorno dopo. E’ quella che arriva dall’hotel Rigopiano dopo le 14,00, il resort a 1200 metri sopra Farindola. La situazione” stava diventando “preoccupante” e si chiedeva di “predisporre un intervento”. “I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all’aperto”, scriveva in una mail il direttore Bruno Di Tommaso da Pescara, “non potendo ripartire a causa delle strade bloccate”. I clienti hanno paura e chiedono di scendere a valle. Solo che la turbina non c’è. 30 persone bloccate. L’allarme viene considerato una inezia nel mare in tempesta dell’Abruzzo. La mail è contemporanea alla visita della sorella del proprietario del resort alle 14,00: l’assicurazione è che entro la serata la turbina arriverà. ‘Nessuno l’ha sottovalutata per il semplice motivo che io avevo già incontrato la sorella e le avevo dato rassicurazione che entro la serata sarebbe andata una turbina a liberare la strada. Era una mail superata’’, ha infatti dichiarato Di Marco. Solo che le turbine - un altro capitolo su cui si concentra l’ attenzione degli inquirenti - sono lontane chilometri, centinaia: quelle che sono in Abruzzo, comprese le due dell’Autostrada dei Parchi prestate alla Regione per l’emergenza, sono al lavoro in altre zone. La provincia ne trova una terza ai confini con il Lazio, ma l’operatore che dovrebbe guidarla, lo stesso che dalle 3 è al lavoro nelle strade sotto Farindola, avrebbe dovuto andare lui stesso a prenderla con il suo camion ma ammette di essere sfinito e di non essere in grado di andare a prenderla. Oltretutto ci vogliono ore. A Rigopiano la gente mangia, e mentre mangia sente la scossa delle 14,31, la paura aumenta. Risale in auto, resta in attesa dei soccorsi nelle macchine almeno un ora poi rientra quando viene comunicato che se ne riparla dopo le 19,00. Passano le ore, alle 16,30, forse qualche minuto dopo, la valanga. Un vento freddo e una bomba, suppellettili che volano, così parlano i superstiti. Quan- do in Prefettura e in Provincia si capisce il dramma sono le 19,00: alle 19,30 viene allertata la turbina dell’Anas ricoverata nella casa Cantoniera di Penne. Alle 20,00 parte la macchina dei soccorsi, tre ore dopo il primo tentativo di Giampiero Parete di mettersi in contatto con il 118. La prima volta che aggancia l’operatore, riferisce, gli viene detto di ‘’attendere in linea’’. Intanto sono iniziate le prime autopsie: il team dei medici legali si è allargato. Insieme al dottor Ildo Polidoro ecco anche Cristian D’Ovidio, l’anatomopatologo del caso Morosini, il calciatore del Livorno morto sul campo a Pescara. Per Gabriele D’Angelo e Alessandro Gianca- terino le prime indicazioni parlano di concause: traumi e freddo.


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