Igor, il killer inafferrabile



BOLOGNA.Ancheilterzogiornodi rastrellamento è finito senza risultati, tra falsi avvistamenti e qualche traccia promettente che però non ha portato all’obiettivo. Ezechiele Norbert Faher alias Igor Vaclavic rimane irreperibile, nonostante centinaia di uomini addestrati setaccino da oltre 70 ore le paludi tra le province di Bologna e Ferrara, dove si pensa che il serbo, ricercato anche in patria, abbia la propria base.

In serata nubi nere si addensano sulla Bassa: forse la pioggia, ragiona un investigatore, potrà stanarlo. Chi indagaèconvintochel’uomoaccusato diduemortiadistanzadiunasettimana, il barista Davide Fabbri a Budrio e la guardia volontaria Valerio Verri sabato scorsoaPortomaggiore,sitroviancora lì, tra i canali di Marmorta e Campotto.

Per aiutare gli uomini delle forze speciali coordinati dai carabinieri è arrivata anche la tecnologia dei droni, in grado di esplorare i punti più difficili da raggiungere e documentare con riprese dall’alto quello che l’occhio umano non vede. Per un paio di volte i cani molecolari, a cui erano stati fatti fiutare gli abiti lasciati sabato sera dall’omicida in un Fiorino rubato, sembravano aver trovato la pista giusta, ma si sono fermati in riva a corsi d’acqua, dove il loro olfatto nulla ha potuto.

Si pensa che Igor usi i canali come sentieri. Lunedì un avvistamento più credibile di altri - le forze dell’ordine sono sommerse da segnalazioni false - aveva creato allerta per qualche ora: un cittadino aveva detto di aver visto una persona che, accortasi di essere osservata, si era improvvisamente abbassata ed era sparita. Ma le

ricerche approfondite nel punto indicato non hanno dato esiti. L’attenzione è focalizzata su un’area di circa 40 km quadrati, circondata da posti di blocco, individuata sulla base di quello che hanno raccontato agli inquirentigliexcomplicidell’indagato,

alcuni di loro in carcere per altri delitti come l’omicidio del pensionato ferrarese Pier Luigi Tartari, a cui Igor, pur avendo condiviso alcune rapine con la banda di responsabili, non ha partecipato. L’anziano, dopo essere stato rapito a settembre 2015, fu

ritrovato cadavere in un tugurio a Fondo Reno, nella pianura ferrarese. Ruderi simili a quello sono tra i luoghi più scandagliati. E la pista dei conoscenti continua ad essere calda: non è escluso che alcuni di loro vengano risentiti presto e nel pomeriggio una persona con cui Igor era in contatto è stata controllata a Lugo, nel Ravennate. Intanto al Ris di Parma è stato fatto un accertamento tecnico urgente, disposto dal Pm Marco Forte, sugli oggetti trovati nel furgoncino e su altro materiale repertato nel bar di Budrio. L’obiettivo sono le prove scientifiche per collegare l’uomo ai delitti. Mentre si attende, si susseguono i briefing investigativi nella caserma di Molinella e nel tardo pomeriggio una riunione è stata fatta con i sindaci del territorio, sulla gestione dell’emergenza.

Chi si appella in qualche modo all’umanità di Igor è don Antonio Bentivoglio, cappellano del carcere di Ferrara, che lo battezzò: “Ti supplichiamo: costituisciti e reintegrati in una compagnia ecclesiale piena di accoglienza e di perdono”. Chi invece fornisce un personale ritratto del ricercato dai tanti nomi, è il suo ex compagno di cella: “Siallenava,guardavacartonianimati, andava in palestra e in chiesa, sempre in chiesa”, ha raccontato.

Nella foto Ansa, Igor Vlacavic, alias Ezechiele Norbert Feher (a destra), il killer accusato di due omicidi e ricercato dalle forze dell’ordine tra le province di Bologna e Ferrara, in una im- magine accanto al suo compagno di cella durante la detenzione nel carcere dell’Arginone tra il 2011 e il 2015


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