“Il Belice non è morto”


IL 50o ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO DEL 1968. MATTARELLA A PARTANNA


PARTANNA (Trapani). Cinquant'anni dopo il terribile terremoto di magnitudo 6.4 che la notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 colpì il Belice provocando oltre 300 morti e la distruzione di interi paesi come Montevago, Gibellina e Poggioreale, il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, s'è stretto attorno agli amministratori locali costretti a distanza di tanto tempo a rivolgersi, ancora una volta, alle massime istituzioni perché aiutino i territori a completare le opere di ricostruzione.

Per ricordare quella tragedia lo Stato, con in testa il presidente Mattarella, si è ritrovato a Partanna dove si è svolta una toccante cerimonia nel corso della quale sono state ricordate le vittime ma anche gli eroi che nei giorni post-

sisma salvarono tante vite umane e ai quali è stata assegnata una medaglia d'oro della Repubblica al valor civile.

Nel suo intervento Mattarella ha dato speranza, perché "le capacità dell'intero Paese di reagire alle calamità naturali hanno rappresentato momento della verità, misura della coesione nazionale, del riconoscersi in un comune destino".

Facendo proprio l'impegno di alcuni amministratori del Belice che stanno "costruendo il futuro", il capo dello Stato ha sostenuto che "questa affermazione non è soltanto un messaggio di rassicurazione ma manifesta orgoglio protagonista, determinazione per lo sviluppo della vita di queste comunità, convinzione di poter superare, con il necessario sostegno della comunità nazionale, le difficoltà che rimangono nel presente". "Quelle parole manifestano ragionevole, fondata fiducia nel futuro - ha insistito - È un messaggio che tengo a condividere con tutti voi".

E li ha incoraggiati, perché "intendiamo confermare l'aspirazione alla vita e la volontà di famiglie e di popolazioni così pesantemente segnate e che, tuttavia, hanno trovato e trovano, in sé, le forze necessarie a sconfiggere un evento che sembrava pretendere rassegnazione". "Si tratta della costante sfida che si presenta nella società siciliana, nell'intera società italiana - ha aggiunto Mattarella - Per vincerla - si sia cittadini, amministratori pubblici, uomini delle istituzioni, intellettuali, soggetti sociali ed economici - occorre essere agenti di efficacia e di legalità attivi e determinati, nella realizzazione del proprio destino e nelle scelte per disegnarlo". "Il Belice non è morto", anzi è riuscito a "rialzarsi dopo la catastrofe" ma lo Stato deve onorare i suoi debiti, ha detto il coordinatore del comitato dei sindaci, Nicola Catania, rivendicando alla "dignità di un popolo" la spinta decisiva alla rinascita.

Dopo la cerimonia ufficiale col capo dello Stato, a Gibellina si è svolto un corteo aperto

dai sindaci di tutti i comuni della Valle e alla presenza del ministro per la Coesione Caudio De Vincenti, che ha attraversato la Porta del Belice, la grande stella realizzata da Pietro Consagra all'ingresso del paese. Tra Salaparuta e Poggioreale poi è stata deposta una corona commemorativa davanti al Monumento dedicato alle vittime del sisma, benedetto da Giovanni Paolo II nel 1982.

Nel pomeriggio nella Chiesa Madre di Montevago è stata celebrata una messa; nella sua omelia il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero ha definito le vicende legate al terremoto "una pagina sciagurata e infame della storia d'Italia".

Una giornata intensa, quella vissuta dalla popolazione della Valle del Belice, dove a cinquant'anni da quel terribile sisma la terra è tornata a tremare: lievi scosse registrate nella notte dall'Ingv, a pochi chilometri da Gibellina, quasi a voler ricordare che il terremoto è un pericolo sempre attuale.


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