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Il biotestamento è legge



SENATO/APPROVATO DOPO UNA LUNGA BATTAGLIA, IL PD SI GODE IL TRIONFO

ROMA. Con un lungo applauso liberatorio l’Aula del Senato ha salutato l’approvazione del biotestamento che chiude una battaglia politica e avvicina sempre più le Camere verso le urne. Ma la campagna di diritti non è ancora chiusa. Manca lo ius soli, fa notare subito Pierluigi Bersani. Mdp-LeU cerca infatti uno spiraglio per metterlo ai voti, anche se giusto mercoledì il sottosegretario Finocchiaro ribadiva che non ci sono i numeri per portarlo a casa. Il Pd ieri, si gode il trionfo e preferisce non affrontare il tema ius soli escludendo la possibilità di mettere la fiducia sul provvedimento. Oggi l’Italia, dopo anni di battaglie, mesi di ostruzionismo e migliaia di emendamenti ha una legge sul testamento biologico. In questa giornata di fine legislatura, che i dem definiscono “storica per i diritti del Paese”, l’euforia per il traguardo raggiunto si mischia alle polemiche su quanto approvato e quanto ancora si vorrà approvare. La commozione in Aula tra le fila del Pd e del M5s al momento del via libera definitivo del provvedimento è la stessa di Emma Bonino che, dalle tribune, abbraccia Mina Welby e i dirigenti dell’Associazione Coscioni con gli occhi lucidi. Sono 180 i parlamentari - 71 i no e 6 gli astenuti - che hanno reso possibile quello che Gentiloni definisce “un passo avanti per la dignità”.

Lega e Forza Italia sono, invece, preoccupati per la “deriva eutanasica”, gridano “vergogna” per aver fatto una battaglia politica sulla pelle dei malati e assicurano che la cambieranno non appena ci sarà una maggioranza di centrodestra. Non vede questo rischio il ministro della Salute Beatrice Lorenzin per la quale il biotestamento “non è eutanasia”. Ma dalla Cei è chiusura totale: “Non possiamo riconoscerci in questo testo”, toglie “dignità ai medici” e soprattutto nell’area cattolica si teme molto l’apertura all’eutanasia. E i medici cattolici annunciano che ci sarà “una forte obiezione alla legge”. A questo punto, nell’ultimo miglio di legislatura, Palazzo Madama deve decidere su che cosa lasciare il segno. Vede ancora “margini di speranza” per l’ok allo ius soli il presidente del Senato Pietro Grasso pur ammettendo che tempi e date sui futuri lavori del Senato saranno decisi la prossima settimana dalla conferenza dei capigruppo. E anche sui Vitalizi, altro tema caldo di fine legislatura, non è detta l’ultima parola, perché il consiglio di presidenza convocato per mercoledì prossimo affronterà proprio questo argomento. Le uniche certezze per i lavori del Senato sono il Regolamento, atteso in Aula martedì, e la Legge di Bilancio che potrebbe arrivare da Montecitorio mer- coledì. Saranno dunque i capigruppo a decidere come “riempire”, spiega Grasso, quello spazio “tra l’approvazione del Regolamento del Senato e l’arrivo della legge di bilancio. E chiarisce che la decisione spetta “ai partiti che avranno la maggioranza”. Saranno comunque molti i provvedimenti che rischiano di rimanere al palo, dal ddl sulla protezione sui testimoni di giustizia alla diffamazione. Il Pd ha come caposaldo non mettere a rischio il governo Gentiloni e per questo fa capire che il voto di fiducia sullo ius soli, con il rischio che manchi la maggioranza, è da escludere. E sui vitalizi restano i malumori dentro il Pd anche se Matteo Renzi vorrebbe portare a casa il testo.


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