Il calcio con Floyd

Omaggio all’afroamericano ucciso/ Giocatori in ginocchio, Infantino solidale



ROMA. Anche il calcio si mette in ginocchio per George Floyd e si schiera con gli afroamericani per il no al razzismo. E in campo stavolta scende anche la Fifa, sempre molto attenta a dividere l’immagine dei terreni di gioco da qualsiasi manifestazione politica o sociale. “Usate il buon senso, il sentimento profondo di chi protesta va capito”, sottolinea in una nota la confederazione mondiale del calcio guidata da Gianni Infantino. Che è come dire alla Bundesliga, non multate chi ha protestato in campo per i fatti di Minneapolis. Il fatto è che l’onda della protesta negli Usa - quella non violenta - è arrivata fino al calcio europeo, dal Liverpool alla Juventus. E se le protesta dei calciatori non aggiungerà molto ai pensieri di Donald Trump, è altrettanto vero che anche il caso Minneapolis sta diventando globale, una farfalla il cui battito provoca vento dall’altro capo del mondo. #BlackOut Tuesday, ad esempio. All’iniziativa antirazzismo lanciata ieri dalle music manager Jamila Thomas e Brianna Agyemang dopo i fatti di Minneapolis, ha aderito mezzo mondo e, con grande partecipazione, anche quello del calcio. Profili social oscurati, anzi neri, per Inter e Milan, e poi condivisi da tanti giocatori dei due club, calciatori del Chelsea inginocchiati ‘alla Kaepernick’ come lunedì i loro colleghi del Liverpool. Dalla Torino juventina post neri anche di Dybala, Matuidi, Ramsey e Bernardeschi e per la fidanzata di De Ligt: per tutti loro lo slogan è ‘Black lives matter’, la frase che coach Greg Popovich, un mito del mondo del basket Nba, vorrebbe sentir dire dal presidente Donald Trump. In omaggio a George Floyd, al Filadelfia ieri tutti i calciatori del Torino si sono radunati nel centro del campo e si sono inginocchiati. Il momento è stato immortalato sui social dal club granata. "Contro il razzismo. Ogni volta, ovunque" la frase, tradotta dall'inglese, postata su Instagram. Anche Neymar ha derito alla campagna antirazzismo del #BlackOut Tuesday, con un post completamente 'buio' e la scritta #Black Lives Matter per chiedere giustizia per la morte di George Floyd a Minneapolis. Nei giorni scorsi si era schierato in questo senso anche l'altra stella del Psg, Kylian Mbappé. Post oscurati anche per Sergio Aguero a Manchester, dove in molti hanno condiviso sui propri profili la foto postata lunedì da Paul Pogba, in cui l’ex juventino, con il pugno alzato alla Tommie Smith chiede giustizia per George Floyd. Il romanista Juan Jesùs, oggetto in passato di insulti pesanti per il colore della pelle, insegna ai suoi figli che il mondo è senza barriera, mentre il Santos invece che un post ‘oscurato’ ha diffuso un breve filmato in cui racconta la propria storia di club in cui “il bianco e il nero sono sempre stati uno accanto all’altro. Il diritto alla vita è di tutti”. Ed ecco che si è mossa perfino la Fifa, da sempre poco incline a prendere posizioni politiche e religiose, chiedendo di “usare il buon senso” a coloro che, in Bundesliga, dovranno giudicare sul comportamento (e i ‘gialli’ ricevuti, vedi Sancho del Borussia Dortmund) di coloro che hanno in vari modi chiesto giustizia per George Floyd. Intanto, anche se la Ligue 1 è ferma, è andato a segno Keita Balde. Dopo i rifiuti dei giorni scorsi, ha trovato chi è disposto ad ospitare i 90 braccianti senegalesi al lavoro dalle parti di Lerida, in Spagna, che prima dormivano sui cartoni e che ora avranno un tetto grazie al calciatore del Monaco, ed ex Lazio, che pagherà tutte le spese.

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