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Il caso Allegri-Bonucci



La Juve/”O io o lui”: e i dirigenti hanno scelto l’allenatore che prosegue l’era-Conte

TORINO. L’Allegri mansueto e docile se l’è legata al dito con Bonucci e ha preteso un “me o lui”. Non che il grande centrale sia un tipo facile, ma è sicuramente stato lo snodo centrale del gioco juventino degli ultimi 7 anni, il regista arretrato, quello capace d’impostare e recuperare, di tirare da fuori area e di segnare di testa. E soprattutto di dare la carica all’intera squadra. In campo era, caratterialmente, un tipo alla Conte: il più juventino degli juventini. Uno dei più completi giocatori del mondo, che aggiunge- va grinta e un senso di appartenenza. Era fra i più odiati dai non juventini, milanisti compresi. Ora è fra i più odiati dai tifosi bianconeri, che però dovrebbero chiedersi se ha scelto di andarsene o è stato costretto a farlo. Non sappiamo se abbia pagato caro quanto successo nello spogliatoio di Cardiff, dove forse un po’ di ragione l’aveva quan- do chiedeva di cambiare qualcosa o l’altra “ribellione” che si credeva assolta con l’esilio in tribuna. Fatto sta che la Juve sembra, oggi, consegnata ad Allegri. Un Allegri diverso da quello entrato negli uffici della F.C. Juventus in punta di piedi e che si presentava come l’antimilitarista, l’antidecisionista, l’anticonte insomma, dicendo di adeguarsi sia alle caratteristiche sia alle psicologie dei giocatori: “I risultati si possono ottenere in tanti modi. Io non uso quelli da caserma. A me piace ascoltare e tentare di capire” diceva, fresco di nomina. Da allora Allegri è cambiato. Giunto con passo felpato, scornato dopo una esperienza finale non proprio brillante col Milan, ha ottenuto più risultati di Conte. Ha avuto offerte da altre società e ha alzato, per rimanere, non solo l’asticella economica, ma anche la cresta. La storia non insegna mai troppo e il fatto che l’allenatore livornese si sia trovato una squadra resa altamente competitiva da Conte non se lo ricorda più nessuno. Lui è stato bravo a non snaturarla e ad adattarsi. Dopo campionati, coppe Ita- lia vinte e finali di Champions perse, la Juve si trovava ad un bivio: rinnovarsi senza Allegri o continuare? Un bivio gravido di conse-guenz: l’assegno in bianco all’allenatore livornese e la difficoltà oggettiva a tenere alta la tensione anche per quegli obiettivi domestici che fino ad ieri sembravano alla sua portata. E’ inutile parlare di tradimenti da parte di Bonucci. Sarebbe più utile pensare che ora, oltre al delicatissimo fronte del centrocampo juventino (il vero nodo, fino a ieri dei bianconeri, con Pjanic sponsorizzato proprio da Allegri), se ne apre anche un altro, quello della difesa, su cui i torinesi hanno basato i loro successi. C’è forse, nel settore, un asso nella manica in arrivo? Rugani, Benatia, tantomeno Caldara (per altro in parcheggio all’ Atalanta) possono bastare? Ne dubitiamo. Ci penserà Allegri. UNA MILANO DIVERSA - E’ una Milano diversa da quella che ha conosciuto Bonucci, abituata a lottare ai vertici e, soprattutto, nerazzurra. Da sbarbato ragazzino campioncino d’Italia con l’Inter, va a Treviso e inizia un lungo pellegrinaggio, nel quale incontra il primo che riesce, realmente, a valorizzarlo: Giampiero Ventura, all’ombra della Torre di Pisa. Ora il ritorno. Da top player, da quello che ha vinto 6 campionati con la Juventus perdendo due finali di Champions League, da quello che fino alla scorsa stagione era un pallino di Pep Guardiola, da quello che è il fiore all’occhiello della difesa made in Italy. In una Milano che sogna dopo anni difficili, e, soprattutto, in una Milano rossonera. Il Milan punta su di lui, un acquisto generatore di emozioni e sensazioni che la tifoseria milanista non provava da tempo. Anche perché, il suo acquisto, va al di là del semplice rinforzo tecnico. E’ un colpo sensazionale, per tutti. Leonardo Bonucci era il simbolo della Juventus, perché quando LB19 ha fatto il salto di qualità (grazie ad Antonio Conte), lo ha fatto l’intera squadra; perché il centrale viterbese è il simbolo della difesa a 3 che ha scritto la storia recente della Serie A; perché resta il paladino degli ultimi sei anni; la prima B della BBC. E il Milan lo ha fatto suo, strappando la pagina più importante del libro bianconero, lanciando un guanto di sfida a Marotta e compagnia.


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