Il Cav rilancia sul “tedesco”



LEGGE ELETTORALE/MA LA STRADA VERSO UN ACCORDO APPARE TUTTA IN SALITA

ROMA. Il sistema tedesco come unica strada, sulla quale, con l’accordo di tutti, anche di Mdp, apportare eventuali correzioni: Silvio Berlusconi rilancia la legge elettorale sulla quale è deflagrato il patto a 4 tra Pd, FI, M5S e Lega. “Ascoltiamo il Colle, non capisco perché non si possa ripartire da lì”, spiega l’ex Cavaliere consapevole che, al ritorno dalla pausa estiva, quello della legge elettorale sarà uno dei topic dell’ultimo scorcio di legislatura. Ma la strada del “tedesco” è tutt’altro che semplice: il Pd è diviso e il M5S non pare per nulla intenzionato a rimettersi ad un tavolo che, è la convinzione dei vertici del Movimento, danneggerebbe la campagna elettorale. E anche all’interno di FI le anime sono diverse: Renato Brunetta sostiene una proposta unitaria del centrodestra sulla base di un proporzionale con premio alla coalizione ma, su quest’ultimo punto, Berlusconi è a dir poco scettico.Matteo Renzi, dalla Versiliana, si tiene alla larga da ogni commento. La sua avversione per il premio alla coalizione l’ha ribadita mentre da Marina di Pietrasanta l’ex premier sottolinea come il Pd sia“l’unica diga al populismo” e invita tutti a Silvio discutere di “questioni concrete” e non di Berlusconi correnti.La certezza è che, sul nuovo assetto Ansa) elettorale, fino a settembre non si muoverà foglia. Poi si vedrà se e dove ripartire: in tanti, ad esempio, reputano che far cominciare l’iter della nuova legge a Palazzo Madama segnerebbe un cambio di passo verso un traguardo al momento lontanissimo sebbene, in qualche modo, sull’attuale sistema - disomogeneo tra le due Camere - si dovrà intervenire. Al momento, però, sono i veti a prevalere, con il Pd che resta diviso tra renziani e l’asse Franceschini-Orlando tutto a favore del premio alla coalizione. E con Mdp che, per ora, sembra più in linea con la visione renziana: “Il premio alla coalizione farebbe comodo solo a Berlusconi e a chi vuol far fuori Renzi”, spiega il governatore toscano Enrico Rossi. E se Gaetano Quagliariello si dice favorevole al tedesco “con qualche ritocco”, Ap rilancia un “proporzionale con leggero premio alla coalizione” mettendo in guardia il Pd: “Questa volta vanno coinvolti tutti”. Il dibattito sulla legge, tuttavia, corre parallelo a quello sulla possibilità di formare, o meno, coalizioni. Il primo, cruciale, banco di prova, è la Sicilia e, non a caso, proprio in vista delle Regionali del 5 novembre FI, Ap e Pd sono in fermento. Gli ultimi giorni registrano un avvicinamento tra centristi e azzurri. “Porte aperte sul piano locale non su quello nazionale”, annuncia Berlusconi. “Non c’è un laboratorio siciliano da riportare anche a livello nazionale”, conferma il centrista Fabrizio Cicchitto, men- tre Giorgia Meloni di Fdi reputa “inattuabile” un’alleanza a livello nazionale con Ap e sull’ipotesi di candidare Angelino Alfano alla presidenza della Sicilia afferma: “Sarebbe come odiarla” Alfano, tuttavia, gioca la sua partita, consapevole di essere corteggiato anche da un Pd in cerca di candidati. “La Lega è senza voti, i moderati ci sostengano. Non si capisce perché noi possiamo andare da qualcuno, mentre qualcuno non può venire da noi”, rilancia il ministro degli Esteri. Il dialogo FI-Ap, tuttavia, non è sulla confluenza sulla candidatura di Nello Musumeci, appoggiato da Fdi. E la sensazione è che, se tra FI e Ap fiorirà un’alleanza tutta siciliana, sarà su un nome finora rimasto “coperto” sul quale si punterà per battere l’avversario comune: il M5S.


ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA