• Redazione

Il chirurgo degli orrori



MILANO. Ride quando parlando delle condizioni di salute compromesse di una paziente operata dice “invece dei punti gli ho messo una cerniera così la apro più facile” e, dopo che anche a un’anziana ha rotto il femore, racconta che l’ha fatto “per allenarmi” in vista di un intervento in una casa di cura privata.

Sono intercettazioni scioccanti, che ricordano quelle terribili di quasi dieci anni fa del primario della Santa Rita Pier Paolo Brega Massone, alcune delle telefonate riportate nell’ordinanza che ha portato agli arresti domiciliari il direttore della Divisione Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale Gaetano Pini di Milano, Norberto Confalonieri.

I pm Eugenio Fusco e Letizia Mannella, coordinati dall’aggiunto Giulia Perrotti, avevano chiesto il carcere per il primario, noto per molte “ospitate” in tv, anche per una decina di casi di lesioni su pazienti (dalle carte ne risulterebbero anche altri), ma il gip Teresa De Pascale ha deciso per i domiciliari e solo per le accuse di corruzione e turbativa d’asta per i suoi rapporti con i “referenti commerciali” di due multinazionali, la Johnson&Johnson Medical spa e la B. Braun Milano spa, e per presunte mazzette intascate per favorire le loro forniture di protesi al Pini.

Sui “danni fisici” causati dal medico, invece, al momento, scrive il gip, mancano i “gravi indizi” e c’è da indagare ancora e “procedere al sequestro di 62 cartelle cliniche”. Nelle 176 pagine dell’ordinanza, eseguita dal Nucleo di polizia tributaria della Gdf, viene a galla, da un lato, “l’accordo occulto” stretto tra Confalonieri e i dipendenti delle due multinazionali (quattro gli indagati con misure interdittive, oltre alle stesse società) per favorire l’acquisto, aggirando un “accordo quadro”, delle protesi da parte del Pini.

In cambio per il primario bonifici per qualche decina di migliaia di euro, pagamenti di viaggi all’estero e cene, ma anche “apparizioni televisive su reti nazionali con significativi ritorni d’immagine ed economici”, come un “servizio di approfondimento sulla chirurgia mini invasiva e computer assistita” andato in onda “su Rai 2 il 16

novembre 2015” nella rubrica ‘Medicina 33’. Dall’altro lato, però, anche se ancora in “embrione” l’aspetto più inquietante dell’inchiesta, quell’”interventismo” operatorio di Confalonieri (come l’hanno definito alcuni colleghi testimoni), “punto di riferimento” di una chirurgia “di nicchia”, la tecnica della “navigazione computerizzata”, che lui portava avanti passando dal regime pubblico al Pini al privato alla casa di cura San Camillo. Senza guardare in faccia nulla,come risulta dalle intercettazioni. Così dopo un’operazione al Pini nel marzo 2016 su una 78enne il primario, al telefono con una donna che gli chiedeva come era andata l’intervento al femore, diceva: “Eh l’ho rotto (...) gli ho fatto la via d’accesso bikini (...) per allenarmi su quella lì ... quella lì che devo fare privatamente (...) oggi ho fatto una vecchietta per allenarmi no (...) gli ho cacciato dentro sta protesi e ho visto che era rotto”. E poi dopo l’intervento nel privato su una 40enne ridendo parlava così: “Invece dei punti gli ho messo una cerniera così la apro più facile”.

Il 18 aprile, però, per quella paziente aveva “bisogno di un posto letto” per rioperarla, dopo aver rotto il femore anche a lei, e stavolta nel pubblico al Pini. “Se va in mano ad un altro collega sono finito”, concludeva. Nell’inchiesta, infine, è indagato anche Luigi Ortaglio, responsabile del Provveditorato Economato dell’Azienda Socio- sanitaria territoriale Nord Milano di Sesto San Giovanni, accusato di turbativa d’asta e interdetto per un anno. Mentre il Pini “sta collaborando con le Autorità competenti”.


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