Il ciclone Trump sulla Fed


CASA BIANCA/MA LA PRESIDENTE YELLEN NON RISCHIA FINO AL 2018


Il ciclone Donald Trump si abbatte sul- la Fed. In attesa di conoscere i dettagli della ‘Trumpeconomics’ e chi sarà il nuovo segretario al Tesoro, con l’am-ministratore delegato di JPMorgan Jamie Dimon nella rosa dei candidati, la banca centrale ‘lotta’ per la sua indipendenza. Se finora la Casa Bian- ca democratica di Ba- rack Obama l’ha pro- tetta dalle crescenti pressioni del Congres- so a caccia di traspa- renza, ora la banca cen- trale statunitense è sola. E gli occhi sono puntati sul suo presi- dente, Janet Yellen, chiamato a difenderla dopo le aspre critiche ricevute da Trump du- rante la campagna elet- torale, che l’ha accu- sata di essere “politi- cizzata”. Nonostante le critiche, però, Yellen non appare in bilico. “Il presidente eletto non punta alle sue dimis- sioni. Se si dimettesse sarebbe solo perché non è un buon presi- dente”, afferma un consigliere di Trump, spiegando comunque che il tycoon potreb- be sostituirla con un “presidente più repub- blicano” alla fine del suo mandato nel feb- braio 2018. Un presidente pronto quindi ad alzare i tassi in modo più ag- gressivo. Nei suoi quattro anni alla Casa Bianca, Trump infatti avrà il potere di ridisegnare la Fed, nel cui board ci sono attualmente già due posi- zioni vacanti. Un’altra si libererà poi poco dopo il suo insediamento, mentre il mandato di Stan- ley Fischer, il vice presidente della Fed, scadrà alla metà del 2018. La banca centrale si appresta intanto a decidere le prossime mosse. In dicembre dovrà deci- dere se aumentare i tassi di interesse per l’unica volta nel 2016 a fronte di un’economia in cresci- ta e un mercato del lavoro in miglioramento. La Fed ha quest’anno posticipato l’atteso rialzo (ne aveva previsti quattro) per la crescente incertez- za fra la Brexit e l’accesa campagna elettorale americana. L’elezione inattesa di Trump ha innescatoun’alta volatilità sui mercati, con il Dow Jones che nella notte dello spoglio dei voti è arrivato a perdere 800 punti per poi chiudere la regolare seduta in progresso di 100 punti. Un sbalzo di 900 punti in 12 ore, al quale è seguito un record storico. Nello stesso arco di tempo le chance di una stretta a dicembre sono crollate dal 78% a sotto il 50%, per poi tornare a salire. Un aumento deitassi di interesse in dicembre resta “ragionevo- le”, afferma quindi il presidente della Fed di St. Louis, James Bullard. Trump, come tutti i presidenti, vorrebbe ve- dere i tassi di interesse solo salire, perché tassi in aumento riflettono un’economia non in crisi. Ma le sue posizioni si sono evolute nel corso della campagna. Se inizialmente si è detto favorevole ai tassi bassi, nelle ultime set- timane di rally ha ac- cusato la politica dei tassi zero responsabi- le di bolle, di distorsio- ne dei mercati e di pe- nalizzare i risparmiato- ri. Trump si è quindi schierato con posizio- ni sostenute da molti economisti, ma anche da altri leader politici come il primo ministro inglese Theresa May e il ministro delle finan- ze tedesco Wolfgang Schauble. L’attenzione è alta anche sulla scelta del segretario al Tesoro. Secondo indiscrezioni, Dimon sarebbe nella rosa dei papabili, nella quale figura anche l’ex di Goldman Sachs Ste- ve Mnuchin e l’inve- stitore Carl Icahn. Di- mon, il ‘maghetto’ di Wall Street considera- to anche da Barack Obama prima dello scandalo della ‘Balena di Londra’, sarebbe una scelta rassicuran- te per i mercati e non solo, anche sul fronte degli scambi commerciali. “E’ troppo presto per speculare sulle politi- che” di Trump, afferma il Fmi invitando ad aspet- tare. E spiegando come i recenti sviluppi politici, Trump incluso, non devono essere considerati come una bocciatura del Fondo. “Da tempo di- ciamo che la crescita deve essere inclusiva e che la globalizzazione deve funzionare per tutti”.


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